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Ucraina: da dove arrivavano grano e gas le gente ora chiede "pane" e generatori

Colpite le infrastrutture chi è rimasto in Ucraina chiede a chi è fuori di non lasciarli isolati con l'inverno alle porte, freddo e isolamento spaventano

La paura dell'inverno, del restare tagliati fuori dalle comunicazioni. E il cibo che scarseggia. Queste sono le preoccupazioni più grandi, oltre ad evitare le bombe, naturalmente, degli ucraini che sono rimasti nel paese nonostante la guerra. Sono quattro milioni quelli che sono interessati ai tagli di energia elettrica, ha riferito proprio la sera di venerdì 28 ottbre, il presidente Volodymyr Zelensky. Ma nel suo piccolo anche padre Eugenio parlando ai due volontari della "Fondazione Aiutiamoli a Vivere della Saccisica e del Brenta", dava questa indicazione. «Se mi chiedete di cosa c'è bisogno, questo è quello che serve ora più di tutto: generatori». 

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Padre Eugenio, rumeno che parla un perfetto italiano, aiuta insieme ad altri due frati a gestire una grande casa che vent'anni fa è stata comprata da «un prete italiano di Reggio Emilia che qui ha deciso di fermarsi per fare del bene», racconta lui. «Dopo vent'anni in cui principalmente ci si è presi cura dei tanti orfani, sociali e non, di questo paese, ci è venuto naturale accogliere anche i profughi che dal confine arrivavano e continuano ad arrivare. Il peggio è stato all'inizio del conflitto. Arrivavano stremati, con temperature rigidissime abbondantemente sotto lo zero. Si fermavano a scaldarsi, lavarsi e a rifocillarsi e poi ripartivano. Altri invece li abbiamo ospitati per tempi per più lunghi. Con una di queste, una ragazza, abbiamo costruito un canale per fare arrivare aiuti, quelli che principalmente arrivano proprio dall'Italia, nella sua città, Kharkiv. Facciamo arrivare ciò che ci chiedono, soprattutto all'ospedale. Noi raccogliamo le richieste e le giriamo a chi ci manda aiuti». Ce lo dice mostrandoci alcuni grandi frighi che sono arrivati proprio grazie a quest'ultima spedizione della Fondazione Aiutiamoli a Vivere con il contributo di donatori della provincia di Bergamo, Ferrara, Ravenna, Terni, Venezia e Padova, come si diceva. Ma in una stanza adibita a magazzino ci mostra anche un centinaio di sedie a rotelle raccolte da una famiglia di Aldeno in Trentino. Servono per l'ospedale di Kharkiv. Mentre padre Eugenio spiega e mostra come è organizzato questo spazio che ha pure diverse stanze dove ospita sempre famiglie in difficoltà, da quando è esploso il conflitto.

Profughe ucraine passano confine bicicletta (ph. Ivan Grozny Compasso)-2

Questa dove ci troviamo non è certo una zona ricca, a Sighetu Marmatiei di economicamente stavano peggio di chi viveva al di là del fiume, quindi in Ucraina, prima della guerra. Ma pur avendo poco non si è negato un aiuto. Lo choc della guerra è stato anche questo, ritrovarsi a scappare lasciandosi tutto, nel vero e proprio senso della parola, alle spalle. E trovare conforto da chi teoricamente, ma pure in pratica in realtà, ha meno. Un altro dato interessante e forse poco reclamizzato è l'elemento religioso, in questo conflitto. Non è che come la guerra all'Isis, semplificando naturalmente, in Siria e in Iraq, dove una parte fanatica di una specifica religione attaccava tutti coloro che non seguivano quel credo. Qui principalmente, ci si ammazza tra cristiani. Ortodossi aggrediti da altri ortodossi si rifugiano da dei cattolici romani certificando, se ce ne fosse ancora bisogno, una grande spaccatura. Che c'è però anche tra gli ortodossi ucraini, perché, come dice più di qualcuno, c'è una Chiesa ucraina e c'è una Chiesa russa in Ucraina che col patriarca di "tutte le russie", Kirill: quello della guerra giusta. 

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