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La guerra e le sue contraddizioni in Piazza Capitaniato

La comunità ucraina chiede alla Nato di proteggere i confini del Paese, i pacifisti che cessino le armi. In un pomeriggio in cui tutti i contenuti sono più che condivisibili emergono anche le contraddizioni, come è inevitabile quando c'è un conflitto in corso

La guerra, è diverso quando è alle porte di casa. La guerra è in Europa. E lo si capisce così bene quando si vedono persone, giovani e meno giovani, donne e uomini, provenienti dai Paesi in conflitto mescolarsi ai tantissimi che si sono ritrovati in piazza Capitaniato nel pomeriggio di sabato 26 febbraio. Non ci sono solo ucraini, ci sono anche tanti russi. Ed è una delle contraddizioni più evidenti, perché in un mondo come il nostro, dove ovunque trovi gente originaria di dovunque, perdonate il gioco di parole, è quella più evidente. E cosa dire quando si incrociano gli occhi un uomo adulto, italiano, padovano, con le lacrime agli occhi perché la propria compagna è bloccata in Ucraina. Non serve neppure domandare qualcosa, è già chiaro così, tutto. C’è anche un uomo siriano, seduto su una panchina. Mostra le foto del suo Paese dilaniato. Anche lui vive qui da tanti anni. Come si diceva, ci sono tanti ucraini. Si notano per i colori giallo blu della loro bandiera e anche per le rivendicazioni che sono ovviamente di tenore diverso rispeto a quelle degli altri. Per piccole sfumature, magari, ma non possono che essere diverse, sono loro gli aggrediti. Chiedono alla Nato di intervenire, che è però l’esatto contrario di quello che auspica l’intera piazza. Un po’ per dna, è pieno di giovani ma anche di quella componente che in questa città, di persone che si sono sempre opposte, a tutte le guerre. Qualcuna ha inevitabilmente qualche capello bianco, ma tant’è. La guerra fa paura a 1800 km, figuriamoci se si allarga il campo. O si restringe. Anche questa è una contraddizione. Un conto è essere contro la guerra, un conto è chiedere di essere protetti, un altro ancora è costruire un percorso per una vera e solida società di Pace. E la guerra è contraddizioni. E la piazza di oggi, con tutti i contenuti assolutamente condivisibili, con una composizione talmente varia, ne ha mostrati tanti. Forse il primo passo per la Pace è cominciare ad affrontare nodi.  

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