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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Attualità

Commemorazione dei defunti, il Vescovo Cipolla: «Troppi morti e infortuni sul lavoro»

Ha celebrato la messa al cimitero Maggiore dedicandola a chi ha perso la vita mentre faceva il suo dovere

Nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, il Vescovo Claudio Cipolla ha celebrato oggi 2 novembre la messa al cimitero Maggiore, dedicando la sua omelia ai morti sul lavoro.

Omelia

«La nostra presenza è a nome anche delle comunità parrocchiali e della città intera per indicare un bisogno sincero di consolazione: cerchiamo la consolazione spirituale proprio in questo contesto di desolazione, di nostalgia, di tristezza - le parole di Cipolla - .Cerchiamo consolazione nel patrimonio di fede che la Chiesa custodisce e che noi stessi siamo chiamati a tenere vivo: la Risurrezione di Gesù. Anche Gesù ha fatto esperienza della morte provocando nella sua mamma Maria e nei suoi amici e amiche quei sentimenti di dolore e di angoscia che la morte procura sempre in coloro che rimangono».

Morti bianche

«Oggi il nostro ricordo è per tutti i fedeli defunti, soprattutto quelli di quest’anno ma desidero chiedervi una preghiera particolare per chi ha perso la vita sul luogo di lavoro. In questi ultimi anni, in Italia, è cresciuto in modo esponenziale il numero degli infortuni e dei decessi di lavoratori, per questo ricordiamo tutte le famiglie che hanno perso un parente, i datori di lavoro e i lavoratori che hanno perso un collaboratore, un collega, un amico, e ringraziamo chi si adopera per ridurre i rischi degli incidenti - prosegue Cipolla - .Con questa sofferenza nel cuore osiamo chiedere nella preghiera la consolazione del Signore. La morte sul lavoro ci coglie di sorpresa, impreparati. Riguarda sempre persone nella pienezza della loro vita, sostegni indispensabili delle loro famiglie, riferimenti per i colleghi: vite stroncate. Il nostro pensiero va ovviamente anche a chi sul lavoro è incappato in gravi incidenti, con conseguenze d’inabilità irreversibili».

Le risposte

«In quest’umana ricerca di un “perché è successo?”, non convince la solita risposta “se il Signore ha voluto…”: il Signore non vuole mai la morte o la sofferenza di nessuno e quindi una risposta al “perché è successo?”, non la troviamo e non la troveremo. Potremo individuare cause materiali e, opportunamente, migliorare le condizioni di lavoro, ma una risposta profonda non la troveremo. Anche Gesù, nel momento della sua morte ha chiesto ragione dell’abbandono del Padre: “perché mi hai abbandonato?”. Non ha avuto risposta dal Padre ma a lui si è abbandonato: “nelle tue mani consegno il mio spirito”. Come un abbraccio o una carezza con questa Eucaristia oggi la Chiesa ci presenta il Signore Gesù al quale volgere il nostro sguardo e il nostro cuore. Il primo annuncio che ci viene offerto è un impegno che Gesù si prende: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: io non lo caccerò fuori” e poi aggiunge: “La volontà di colui che mi ha mandato è che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”».

Abbandono

«Anche i nostri cari defunti, morti a causa della malattia o dell’età, morti sul lavoro o sulle strade, tutti i nostri cari defunti non vengono abbandonati, non sono abbandonati ma vengono custoditi dal Signore (non deve perdere nulla) per una misteriosa vita che noi non conosciamo ma che è stata inaugurata da Gesù con la Pasqua e da lui è stata promessa. Tutto della nostra fede di cristiani si muove a partire dal fatto che quell’uomo Gesù era morto (lo hanno verificato i soldati tanto che non gli hanno spezzato le gambe per dissanguarlo) ma ora è ancora vivo. È tornato dai morti, è apparso alle donne e ai suoi amici e compagni come dicono i Vangeli. Continua oggi a manifestarsi con segni e cambiando i cuori e la vita delle persone».  

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