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Medici Veterinari: a Padova il sorpasso delle donne sugli uomini (320 rispetto a 298)

Mingardi, commissione pari opportunità del comune di Padova: "Donne sempre più protagoniste, tanti risultati ma ancora ostacoli da superare

Che le "professioni di cura" si stiano sempre più femminilizzando è un dato di fatto, ma sapere che all'Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Padova le donne hanno superato i colleghi maschi, è comunque una notizia: 320 rispetto a 298. Numeri che fanno sì che Padova, in quanto a parità di genere tra i medici veterinari, sia un tantino avanti rispetto al resto d'Italia dove la percentuale di donne sul totale era, come risulta da una ricerca condotta a fine 2019 dalla FNOVI, la Federazione degli Ordini Veterinari, del 46,5 %.

Livello nazionale

«Con ogni probabilità anche a livello nazionale se non è stata superata la percentuale del 50% poco ci manca a dimostrazione che le donne stanno trovando uno spazio importante in una professione che fino a qualche anno fa era considerata esclusivo appannaggio degli uomini». A parlare è la dottoressa Giorgia Mingardi, medico veterinario componente del consiglio dell'Ordine di Padova ed ora rappresentante di categoria all'interno della Commissione Pari Opportunità del Comune di Padova. «Se ai numeri assoluti - prosegue la dottoressa Mingardi che si occupa di clinica di piccoli animali ed è contitolare di un ambulatorio alla Sacra Famiglia - aggiungiamo che il nostro consiglio è al femminile al 40% e che una donna, la collega Ambra Bacchin, ne è la presidente, sembrerebbe che tutti i problemi siano stati risolti, ma non è così».

Pandemia

E' ben noto che la pandemia ha tristemente evidenziato come in Italia la questione della parità di genere nel mondo del lavoro sia eccezionalmente lontana dalla realtà, laddove in assenza di una rete di welfare le donne hanno dovuto sacrificare di più in termini di cura familiare e sono state sacrificate di più nell'occupazione. Basterà ricordare come l'Istat, a dicembre, abbia certificato che su 101 mila posti di lavoro persi, 99 mila appartenevano a donne. «Se considerate - puntualizza - che il medico veterinario, per quanto sia impiegato in diversi e svariati ambiti (clinica dei piccoli animali, buiatria, igiene ed ispezione degli alimenti, aziende farmaceutiche, etc) è quasi sempre inquadrato come libero professionista, non vi sarà difficile comprendere come la lunga marcia delle donne all'interno anche della nostra categoria non sia ancora conclusa». Conclusa no, ma con qualche punto a favore sì. La stessa dottoressa Mingardi, in quanto delegata provinciale della cassa di previdenza dei medici veterinari Enpav, che già prevede istituti essenziali per le donne come l'indennità di maternità (normalmente appannaggio dei lavoratori dipendenti e non dei liberi professionisti), ha contribuito ad introdurre ulteriori miglioramenti come, per esempio, far riconoscere alle colleghe un'estensione dei tempi per poter richiedere il sussidio alla genitorialità che prevede il rimborso di asili nido e baby sitter e la liquidazione in due tempi (introducendo quindi un versamento a metà periodo) nel caso di maternità a rischio.

Accesso ai prestiti

«Abbiamo inoltre reso un po' più semplice l'accesso ai prestiti in caso di avvio dell'attività, un tema che potrebbe sembrare poco affine alle questioni di genere, ma che invece lo è dal momento che spesso l'accesso al sistema creditizio vede sfavorite le donne e che non per nulla è uno dei punti salienti dell'accordo che abbiamo siglato con l'Ascom Confcommercio. In pochi anni, nel corpo dei delegati provinciali italiani che era formato in gran parte da uomini, giovani colleghe abbiano saputo emergere per meriti e grazie alla propria esperienza abbiano fatto conoscere le proprie esigenze. Buon per noi che all'interno della categoria uditori attenti e senza preconcetti abbiano accolto le nostre richieste».

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