«Pandolfi al Vimm, come prendere Maradona»: Destro e Pagano rivendicano la loro scelta e difendono l'Istituto

La mancata nomina alla direzione del VIMM del professor Pandolfi, «il Maradona dei ricercatori» come viene definito dal padre fondatore dell’istituto, il professor Francesco Pagano, è un duro colpo per tutti. «Qui siamo tutti pro tempore»

La mancata nomina alla direzione del VIMM del professor Pandolfi, «il Maradona dei ricercatori» come viene definito dal padre fondatore dell’istituto, il professor Francesco Pagano, è un duro colpo per tutti. «Qui siamo tutti pro tempore», è la battuta che mette subito in chiaro le cose e che fa intendere che attorno all'isituto di ricerca molecolare si stia giocando una partita molto importante. 

Numero 10

Anche perché, Pandolfi, il numero 10 della ricerca mondiale ha un palmares, anzi un curriculum, sempre restando al parallelo calcistico, da far invidia a Leo Messi più che all'ex asso del Napoli. Perché poi, a voler proprio fare i pignoli, la sua carriera è appunto più simile al contemporaneo asso del Barcellona che a Dieguito, perché come lui ha vinto tutto ma gli manca quel nobel, il mondiale che appunto neppure Messi ha mai vinto. E proprio come un “prossimo nobel” lo aveva definito il Rettore Rosario Rizzuto, come hanno ricordato durante la conferenza stampa di presentazione della nomina di Gianpietro Semenzato a Direttore Scientifico pro tempore del VIMM, con Maria Pennuto come Vice Direttrice. Il rettore è stato nominato spesso tanto da far venire il dubbio che ci sia qualche frizione tra via Orus e il Bo. Ma la vicenda del professor Pandolfi, il cervello di ritorno, l’asso da calare da parte della Fondazione che lo dirige, il top player, ha cambiato davvero tutto lo scenario, anche della presentazione del professor Semenzato, passata inevitabilmente in sordina. Ma l’impressione, data la premessa, è che invece di sorprese ce ne saranno ancora. Una cosa sola è certa. In questa vicenda, fino a ora, perdono tutti. Ci perdono il VIMM e di conseguenza la Fondazione che stavano per fare il colpaccio. 

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Ci perde l’Università perché sta nella politica del Bo di questi anni quella di attirare figure di rilievo internazionale. E ci perde anche la città, in qualsiasi modo la si voglia vedere. Il sospetto che quello che doveva essere l’acquisto top, quello del definitivo salto di qualità è diventato una patata bollente per il VIMM non solo per le vicende personali del grande luminare che dopo Harvard sceglieva Padova. Il dubbio che ci sia chi trae vantaggio o ha tratto vantaggio dalla situazione c’è e a domanda diretta, nel rispondere con eleganti iperboli, Destro e Pagano fanno intendere di sì. Sempre stando al parallelo col pallone c’è chi, quindi, non potendo prendere un top player, fa di tutto affinché non lo prendano neppure gli altri. Più o meno questo, in sintesi.

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Rimane il dubbio che ci sia qualcosa di irrisolto con l’Università visti i frequenti riferimenti fatti alla partecipazione anche delle decisioni del Bo, ma soprattutto quando, appunto stimolata su eventuali spinte che hanno alimentato lo scandalo per invidie o simili, qualcosa si lascia scappare proprio nel cercare di non farselo scappare, Giustina Destro: «L’Università stessa aveva condiviso questa scelta - spiega a domanda diretta - perché l’avrebbe chiamato per chiara fama. E qua mi fermo». Destro si dice molto dispiaciuta per come è andata a finire la vicenda: «Padova ha perso una grandissima occasione, straordinaria, che le poteva far fare un salto enorme».  

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Forse è questo il motivo per cui Giustina Destro in rappresentanza della Fondazione e il professor Francesco Pagano del VIMM stesso, hanno aperto la conferenza stampa facendo l’elenco delle straordinarie attività che vengono portate avanti, quasi a rivendicare che al netto di chi sarà a dirigere il VIMM, la realtà rimane di alto, altissimo livello, da top club si dice nel football. Si ricordano così le tante pubblicazioni in riviste scientifiche di rilievo mondiale che arrivano dai gruppi di ricerca dell’istituto, dalle opportunità che vengono date a giovani di casa nostra per permettere loro di continuare le ricerche senza dover emigrare all’estero e allo stesso tempo diventando invece polo d’attrazione per studenti stranieri. Questo e molto, moltissimo altro, per dire che il VIMM a prescindere da tutto ha già dimostrato di essere quello che è. 

L'intervista

Il professor Pagano ricostruisce tutta la vicenda. Spiega che i rapporti con Pandolfi sono sempre stati buoni e che era anche stato a Padova a visitare l’Istituto di cui era rimasto piacevolmente impressionato. Spiega perché il board non può intervenire nella nomina perché serve per controllare e verificare il lavoro fatto dal direttore e non può essere quindi lo stesso che lo nomina. Insomma, pare davvero chiaro che per i vertici del VIMM la questione MeToo ha una incidenza relativa e che solo l’improvvida intervista del professor Pandolfi al Corriere della Sera ha messo la pietra tombale sopra la sua direzione. Senza quella probabilmente oggi ci sarebbe stato il numero dieci, il campione dei campioni, a fianco di Giustina Destro e il professor Francesco Pagano. 

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Gli Dei

Ma se Pandolfi è Maradona, si può altresì dire che il finale alla vicenda l’ha messa lui stesso, ammettendo di fatto le molestie e allo stesso tempo sminuendole, aggravando la sua situazione. Non si può certo parlare di ingenuità ma di una certa supponenza tipica degli dei, al quale tutto sembra dovuto, anche per questo l'accostamento è particolarmente azzeccato. Lo conferma anche il fatto che sia lui che i vertici dell'Istituto hanno valutato il blog che ha riportato le accuse al professore, «un sito di gossip che mira solo a gettare discredito sui ricercatori di dichiarata fama» mentre è un punto di riferimento per accademici e ricercatori che spesso devono difendersi dal subire gli eccessi di chi li comanda. Anche se sono potenziali nobel. O campioni del mondo. 

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