Quando il volontariato è "formato famiglia": i clown che strappano risate all'ospedale di Monselice

Papà Fabio, mamma Vanessa e la loro primogenita Giorgia come nome d’arte hanno scelto rispettivamente Sgrondo, Smemorina e Coki: sono tre clown con i cappelli colorati, le sciarpone, i pantaloni larghi, le parrucche fluo, e si definiscono “Missionari del sorriso”, portatori sani degli anticorpi del buonumore, tra bambini e adulti

Questa è la storia di un volontariato “formato famiglia”: papà Fabio, artigiano, mamma Vanessa, operatrice in una mensa scolastica, e la loro primogenita Giorgia, studentessa universitaria, come nome d’arte hanno scelto rispettivamente Sgrondo, Smemorina e Coki. Sono tre clown con i cappelli colorati, le sciarpone, i pantaloni larghi, le parrucche fluo. E si definiscono “Missionari del sorriso”, portatori sani degli anticorpi del buonumore, tra bambini e adulti.

I "Missionari del sorriso"

La famiglia, che di cognome fa Moro, risiede a Ospedaletto Euganeo e ha messo in piedi un “network di clown”. Il seme è stato piantato sul terreno fertile dell’altruismo 13 anni fa, in uno sperduto paesino della Transilvania: Prislop. È lì, dove i coniugi Moro avevano accompagnato un gruppo di giovanissimi della Parrocchia, che è nata l’idea dopo aver conosciuto un uomo travestito da pagliaccio, a fin di bene s'intende. Racconta Fabio: «Di ritorno a casa, scendendo dal pullman dopo 17 ore e mezza di viaggio, abbiamo deciso di fondare un’associazione, e di chiamarla Prislop, come quel piccolo comune della Romania il cui significato in italiano è “passaggio felice”. Un nome che faceva proprio il caso nostro». In questi 13 anni per l’associazione sono transitate 250 persone, ora gli associati sono una novantina. «Tutti quelli che sono stati con noi hanno fatto un “passaggio felice”, hanno trascorso bei momenti di aiuto e solidarietà». L’associazione fa centoventi uscite all’anno: tutti lunedì è all’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Monselice dove non porta allegria solo in Pediatria, come si potrebbe pensare, ma in tutti i reparti, a giro, «Perché anche gli adulti hanno bisogno di una risata». I “ferri del mestiere” della famiglia Moro sono palloncini, marionette, giochi di magia, e un relazionarsi verbale con gli altri, gioioso e giocoso. «A casa nostra il volontariato è uno stile di vita: se non fosse così, diventerebbe un obbligo che nel tempo stanca. E noi stanchi non lo siamo di certo. Ci piace interagire con le persone e la lingua del clown è universale, è una poesia che si “vede” con gli occhi, si ascolta col cuore, l’udito non è indispensabile». 

Volontari a Monselice-2

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Il commento

Domenico Scibetta, direttore generale dell'Ulss 6 Euganea, afferma: «Questa bella famiglia che “passa felicemente” il suo tempo libero nelle nostre corsie la prendiamo a simbolo di tutte le migliaia di volontarie e volontari che quotidianamente tendono la loro mano verso i nostri assistiti. A fianco dei nostri professionisti, di medici e operatori sanitari, è prezioso trovare queste persone amorevoli, volenterose, cariche d'affetto gratuito, profumate di buono. Colgo l’occasione, adesso che Padova è la Capitale Europea del Volontariato 2020, per ringraziare, e non di maniera, le 156 associazioni che collaborano con la nostra Azienda socio-sanitaria e che, in modo silenzioso e spesso indimenticabile, sanno confortare, lenire, alleviare, stringere, divertire laddove - reparti, corsie, stanze di degenza o al domicilio dei nostri pazienti - c’è bisogno di un prendersi cura che va oltre la terapia».

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