Coronavirus, Zaia: «Per la riapertura sono essenziali le scuole». No al vaccino obbligatorio

Il governatore del Veneto nel quotidiano punto stampa apre sul tema infanzia, nel pomeriggio il tavolo di confronto. Il plauso di Bottacin ai volontari della Protezione civile

Sono le scuole per l'infanzia il tema caldo della conferenza stampa di giovedì tenuta dal presidente della Regione Luca Zaia. Grande attesa per le direttive ministeriali del 4 maggio, il governatore preme per l'apertura delle paritarie.

Infanzia

Uno l'assunto di base: il lockdown in Veneto non esiste più da settimane. Dunque, per Zaia va pensato un piano di aperture che non dimentichi i genitori che torneranno al lavoro e hanno bisogno di strutture a cui affidare i figli. «In Veneto tra decreti e deroghe ormai il 40% delle aziende ha aperto. Il lockdown non esiste - ribadisce il governatore - e dobbiamo pensare ai genitori che torneranno al lavoro e non sanno dove lasciare i bambini». Per questo Zaia nei giorni scorsi ha inviato una lettera al premier Conte ribadendo che il tema delle riaperture non può essere disgiunto da quello dei minori: «Stiamo pensando a un modello virtuoso che riguardi le scuole paritarie, quelle che nella fascia 0-6 anni in Veneto servono 90mila bambini. Sulla scuola pubblica e quella dell'obbligo purtroppo non abbiamo competenza - aggiunge -. L'idea è che queste strutture abbiano un ruolo non solo strettamente educativo al modo delle lezioni tradizionali, ma diventino degli spazi fruibili anche durante l'estate, ad esempio anche all'esterno. Di certo servono finanziamenti e non si esclude di vagliare un eventuale modello anche basato sull'Isee delle famiglie. Per quanto riguarda le scuole statali il Governo deve trovare delle soluzioni». Alle 15 l'assessore Lanzarin incontrerà Fism, Anci, Ufficio scolastico e pediatri di libera scelta per discutere sull'argomento.

Riapertura

Alla stessa ora Zaia incontrerà i governatori delle altre regioni per fare il punto della situazione dopo il confronto tenutosi mercoledì sera con il Governo. «Noi siamo pronti alla riapertura, purché in sicurezza - spiega - Non abbiamo potestà giuridica sulle imprese, se potessi fare ordinanze in merito sarebbero già aperte con le dovute protezioni. Abbiamo già depositato un piano specifico condiviso con le parti sociali. Vediamo cosa proporrà Roma. Il blocco tra regioni? Visto che poi saranno necessarie centinaia di deroghe per gli spostamenti interregionali, ha poco senso».

Vaccini e tamponi

Il governatore fa il punto anche su vaccini e test sierologici. «Comparare il numero dei decessi (che sarà ovviamente sempre crescente perché irreversibile) con la curva dei positivi ha poco senso perché trattano parametri temporali sfasati. I decessi di oggi riguardano malati che hanno contratto il virus nelle settimane precedenti, mentre i positivi vengono rilevati dai tamponi che vengono fatti man mano. Si tratta per lo più di tamponi eseguiti nelle case di riposo e su fasce a rischio come gli operatori sanitari e i farmacisti - dichiara Zaia -. Non si tratta di nuovi focolai tra la popolazione». É prevista una massiccia campagna per il vaccino anti influenzale e anti pneumococco per il prossimo autunno, specie per gli over65 e il personale sanitario, ma niente obbligatorietà come ribadito da Zaia e Lanzarin. Del possibile vaccino anti Covid è invece presto per parlare: «Se verrà trovato e giudicato affidabile si vedrà, al momento si procede con la sperimentazione dei cocktail di farmaci sia in ospedale che a domicilio. Fondamentale per i test sierologici che rilevano gli anticorpi al virus sarà capire quanto questi possano durare e quindi garantire la possibilità di non ammalarsi».

Sanità

La Regione ha firmato un accordo con Federalberghi per utilizzare alcune strutture temporaneamente chiuse in ricoveri per i pazienti in fase di dimissione, ma al momento non si è partiti con l'utilizzo poiché il fabbisogno è coperto dagli ospedali di comunità. «Fondamentale è l'opera svolta dalle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) - spiega l'assessore Lanzarin - 39 sono quelle attive in Veneto che assistono i malati di Covid a domicilio, sorte su disposizione ministeriale al cui bando hanno risposto oltre 400 tra medici e operatori».

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Protezione civile

Un plauso alla Protezione civile è poi venuto dall'assessore Bottacin che ha tenuto a sottolineare il fondamentale lavoro svolto dagli ottomila volontari in Veneto: «Abbiamo 493 organizzazioni che, ciascuna con le proprie competenze, sono tutte scese in campo prestando un servizio preziosissimo e a titolo gratuito alla comunità. Non dimentichiamoli mai».

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