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Zaia prende le distanze da Donazzan: «Cloe era donna a tutti gli effetti»

Il presidente prende posizione sulla vicenda che aveva portato al suicidio la professoressa, poi definita dall'assessora della sua giunta «un uomo travestito da donna». E Zan chiede che le vengano ritirate le deleghe

«Per me era una donna a tutti gli effetti, visto che tale si sentiva». È questo il commento secco del presidente del Veneto, Luca Zaia, in merito alla polemica che ha coinvolto negli ultimi giorni l'assessore regionale all'Istruzione Elena Donazzan, che aveva definito «uomo vestito da donna» Cloe Bianco, la professoressa transessuale di Marcon morta suicida. Il corpo dell'insegnante era stato trovato carbonizzato ad Auronzo di Cadore, all'interno di un furgone adibito a camper parcheggiato in un'area di sosta e andato in fiamme.

Donazzan

Il governatore non ha commentato ulteriormente le esternazioni della sua assessora, dalla quale comunque ha preso evidentemente le distanze, né tantomeno è entrato nel merito delle iniziative di studenti e associazioni, che chiedono a gran voce le dimissioni di Donazzan. Nel fine settimana, in particolare, in diverse città del Veneto gli attivisti hanno manifestato per dire no alla transfobia. Altre iniziative sono in programma nei prossimi giorni, come l'assemblea organizzata martedì 21 giugno (ore 18) da Non una di meno Venezia ai Giardini Sant’Elena e il presidio dell'Unione degli universitari (Udu) e della Rete Studenti Medi giovedì 23 giugno, in campo San Geremia. «Come student? antifascist? - spiegano - abbiamo deciso di scendere in piazza, ancora una volta, chiedendo le sue dimissioni e criticando il suo operato insieme a quello di Luca Zaia, presidente del Veneto, che troppo spesso ha preferito mantenere il silenzio o addirittura dichiararsi favorevole alle prese di posizione di Elena Donazzan».

Cgil

Sulla vicenda è intervenuta anche la Flc Cgil Venezia: Cloe ha avuto «il coraggio di rivelare chi era veramente», scrive la federazione dei lavoratori, e ha scelto di «farlo a scuola, un ambiente che dovrebbe essere, per sua natura, un luogo di inclusione e di valorizzazione delle differenze. Ci si chiede - prosegue il sindacato - perché questo non sia successo con Cloe. Da una lettera scritta da un genitore all’assessore Donazzan è partita un’azione di umiliazione» terminata nella sospensione dall’insegnamento e nel cambio di mansione. «Ci si chiede - scrive ancora Cgil - quale insegnamento possano trarre i giovani da questa vicenda. Si sarebbe potuto agire diversamente in questa situazione», avviando «una discussione più ampia con gli studenti, che sicuramente hanno la mentalità più aperta rispetto a coloro che hanno contribuito ad aggiungere dolore ad un’esistenza già fragile e sofferente. La speranza - conclude il sindacato - è che questa tragedia non sia inutile, ma che il gesto di Cloe possa servire a rompere le barriere e i pregiudizi che esistono ancora, garantendo a tutti i diritti e una vita dignitosa».

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