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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
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Medici e sanitari No Vax tornano a lavoro, Zaia: «Lo auspicavo da tempo»

Il presidente della Regione era stato uno dei più fermi nella lotta contro i non vaccinati, spesso minacciato e finito nel mirino dei più violenti

«Le scelte adottate dal Consiglio dei Ministri in materia di Covid mi trovano d’accordo: sono decisioni improntate al buon senso, che garantiscono la sicurezza là dove serve». Lo sostiene il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commentando le decisioni assunte oggi 31 ottobre dal Governo riguardo alle nuove norme sulla pandemia, sostanzialmente ammorbidendo quelle in vigore e in scadenza.

Medici No Vax

«Il rientro in servizio dei sanitari non vaccinati ad esempio – aggiunge Zaia – è una misura che io stesso auspico da tempo, anche perché l’approccio generale verso questo virus nel tempo deve inevitabilmente cambiare, andando verso una situazione di convivenza, dove, più delle norme, vale l’attenzione e l’intelligenza nei comportamenti di ogni singolo individuo. Il rientro in servizio di migliaia di sanitari inoltre, costituisce un grande aiuto per dare una risposta alla carenza di medici che sta interessando tutta Italia. In Veneto sono attualmente 605 gli operatori della sanità sospesi pronti a rientrare - rende noto il Presidente Zaia - dei quali 12 medici, 182 infermieri, 202 operatori socio sanitari: vi sono anche alcuni farmacisti, biologi, tecnici e personale amministrativo. Da inizio pandemia il totale dei professionisti sanitari sospeso è stato di 2516 persone, con 98 medici, 1060 infermieri, 597 operatori socio sanitari, 272 amministrativi, 133 tecnici». Zaia era stato uno dei più fermi nella lotta ai No Vax, soprattutto verso i medici contrari al vaccino e dubbiosi addirittura sulla gravità della pandemia. Più volte è stato minacciato da quella "comunità", diventando uno dei principali imputati della loro lotta al sistema durannte la scorsa stagione, dove per mesi hanno sfilato tra le strade padovane ogni sabato.

Mascherina

Prosegue Zaia: «Condivido anche la scelta di mantenere l’obbligo della mascherina all’interno degli ospedali e dei luoghi di cura in generale, dove ci sono persone malate, e quindi in condizioni di particolare debolezza, che vanno protette, anche del possibile veicolo del virus costituito dai visitatori. Si tratta di un approccio pragmatico, concreto, che interferisce poco con la vita di tutti i giorni della stragrande maggioranza dei cittadini ma invece continua a proteggere i pazienti, come peraltro richiesto anche dagli stessi rappresentanti dei medici e delle professioni sanitarie. Sarebbe stato un grandissimo errore togliere la mascherina. Anche a Covid superato l’esperienza ci ha insegnato che la tutela e la difesa dei soggetti fragili è un’azione che va messa in campo anche a prescindere da questo virus. La mascherina negli ospedali è un segno di rispetto e attenzione nei confronti dei ricoverati e degli operatori, ormai ampiamente condiviso e diventato di uso comune in tutti i reparti. Ora in Veneto il Covid sembra complessivamente allentare la presa: ma teniamo alta l’attenzione, cercando di essere sempre un passo avanti al virus, anche nella fase discendente. Continuando i monitoraggi dei nostri esperti, potendo contare orami su dati e analisi particolarmente approfonditi. Con l’occasione voglio mandare un messaggio di vicinanza, direi affetto, a tutti i sanitari che hanno deciso in questi mesi di restare in prima fila a combattere il Covid. Sono moderni eroi ai quali il Veneto deve davvero moltissimo».

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