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Omicidio Floris: due mesi dopo la morte si continua a battere la pista sarda

La Barbagia, terra natìa del detenuto 60enne trovato cadavere sotto una pila di legna, a Padova, continua ad essere "terreno fertile" per le indagini della squadra Mobile

Sono trascorsi più di due mesi dal ritrovamento del cadavere di Antonio Floris, il detenuto 61enne trovato sotto una pila di legna, in via Righi, a Padova, all'interno del centro Oasi (Opera assistenza scarcerati italiani) dei padri Mercedari, dove da anni lavorava la terra con altri carcerati ammessi al programma di reinserimento nella società.

BARBAGIA. La squadra Mobile di Padova sta portando avanti le indagini ma la risoluzione del caso sembra essere ancora lontana. Il dirigente Giorgio Di Munno è rientrato in questi giorni dalla Barbagia, la terra natìa di Floris, dove è stato per la seconda volta.  Sono state riascoltate 9 persone tra le quali figurano anche alcuni famigliari. La pista più battuta sarebbe dunque quella sarda.

IL SICILIANO. In un primo momento si era pensato che la mano omicida potesse essere quella di un siciliano la cui camera, all'interno dell'Oasi, si trovava quasi di fronte a quella usata da Floris per cambiarsi e riporre le proprie cose. Inoltre, in passato, lo stesso siciliano sarebbe stato accusato di avere derubato il detenuto ucciso.

RICOSTRUZIONE. Antonio Floris è stato ucciso con una serie di colpi al cranio, forse con una spranga o con un bastone. L'arma con la quale è stato ucciso Floris non è ancora stata ritrovata. Floris si trovava al Due Palazzi per scontare una pena di sedici anni per due tentati omicidi. Venerdì 6 novembre non era rientrato in carcere dopo il pomeriggio trascorso al centro Oasi.

CHI ERA. Negli anni '90 era uno degli "emergenti" della criminalità sarda, Floris era originario di Desulo. L'uomo era già scappato dal carcere, nel gennaio del 1991, dalla colonia penale all'aperto di Mamone, dove stava scontando alcune condanne, tra le quali una per rapina in banca. Una latitanza che ebbe fine cinque anni dopo. Il 10 gennaio 1996 era stato trovato dalla Criminalpol, che lo intercettava da tempo. In quell'occasione, gli agenti fecero una scoperta sorprendente: i diari scritti in codice cifrato che l'uomo teneva nei tascapane, e nei quali aveva registrato le sue attività criminali.

"CODICE FLORIS". Il materiale fu studiato, analizzato e tradotto. Gli agenti affermarono che Floris scriveva basandosi su un antico dialetto nordafricano modificato con "accezioni" personali. La decriptazione aveva consentito agli investigatori di denunciare 20 persone per favoreggiamento.

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