Etichetta d’origine obbligatoria per salumi e insaccati, Coldiretti: «Un’ulteriore tutela»

Il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: paese di nascita, paese di allevamento, paese di macellazione. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine”. Tutti i dettagli

Entra in vigore l'etichettatura obbligatoria per salami, mortadella e insaccati italiani che da domani saranno etichettati Made in Italy. Scadono infatti, nel fine settimana, i 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate”. Lo annuncia Coldiretti ricordando che in Veneto si concentra una produzione di qualità pari ad un valore di 200 milioni di fatturato realizzato da 715 mila capi destinati soprattutto a prosciutti Dop come il San Daniele, Parma e Veneto Berico e Euganeo, quest’ultimo con il suo fulcro nella nostra provincia, a Montagnana e dintorni, allevati da oltre 500 imprenditori suinicoli.

Etichettatura obbligatoria

A Padova esprimono soddisfazione i produttori e gli allevatori da anni in prima linea nella battaglia per l’etichettatura obbligatoria e la salvaguardia delle tipicità locali dalle imitazioni straniere. «Finalmente una buona notizia per l’intero settore della carne suina padovana e in particolare per il nostro prosciutto Veneto Berico Euganeo a marchio Dop - afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova - un'eccellenza che ha il suo fulcro nel montagnanese e nell'area pedecollinare circostante, e che merita di essere difesa da prodotti anonimi e di dubbia provenienza. Da anni Coldiretti sta conducendo la battaglia per l'etichettatura obbligatoria di tutti i prodotti agroalimentari e oggi registriamo un ulteriore passo avanti, del quale beneficeranno anche gli allevatori padovani». L’obbligo scatta proprio ad una settimana dalla pubblicazione del decreto Filiera Italia fortemente sostenuto dalla Coldiretti che per la prima volta stanzia un bonus salva Made in Italy a favore della ristorazione colpita dall’emergenza Covid per l’acquisto di prodotti alimentari italiani al 100 % per un importo complessivo di 600 milioni di euro, compresi i salumi da animali nati, allevati e macellati in Italia.

I dati

In Veneto – ricorda Coldiretti – si concentra il 7% della produzione nazionale pari ad un valore di 200milioni di fatturato dato da 715 mila capi suini, di cui 530 mila certificati per la Dop, in circa 500 allevamenti professionali attivi destinati a prosciutti Dop e allevati da oltre 300 imprenditori suinicoli. Padova è la terza provincia, dopo Verona e Treviso, per produzione con 23 mila tonnellate e un fatturato di oltre 33 milioni di euro. Riguardo al prodotto a marchio Dop, il prosciutto Veneto Berico Euganeo, prodotto anche nel Montagnanese, ha certificato come conformi 130 mila cosce.

L’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine

«In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy” dichiara il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa, anche sfruttando le opportunità offerte dalla storica apertura dell’Ue all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro con la nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal!».

Le speculazioni con i prezzi dei salumi

Si tratta di una misura importante anche per fermare le speculazioni con i prezzi dei salumi in aumento del 3,5% al dettaglio mentre secondo un’analisi Coldiretti, dall’inizio della pandemia, le quotazioni dei maiali tricolori si sono quasi dimezzate e scese a poco più di un euro al chilo, mettendo a rischio le stalle e, con esse, la prestigiosa norcineria Made in Italy. A preoccupare è l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. La Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta a vantaggio di Paesi come la Germania e la “frugale” Olanda ma a discapito degli allevatori del Belpaese.

Cosa si deve indicare

Il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”.

La dicitura “100% italiano”

La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.

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