MERICORDO. Da Faggin a Zandegù: il ciclismo padovano degli anni d'oro

di Gianni Trivellato - Ai giovani ciclisti di oggi come Massimo Graziato e Stefano Agostini il compito di rinnovare una grande tradizione, da Leandro Faggin a Sergio Bianchetto e Giuseppe Beghetto, da Dino Zandegù a Silvio Martinello

Come cronista sportivo ho bazzicato con maggiore frequenza nel mondo della palla rotonda, soprattutto a Padova e a Trieste, ma non mi sono mancate le esperienze anche nel mondo delle due ruote, quelle della mitica bicicletta. Ho potuto così vivere per sette volte l'emozionante avventura del Giro d'Italia e una volta anche del Tour de France. Ogni volta ponendomi sempre una domanda, che probabilmente può generare polemiche, ma che personalmente ritengo legittima. E cioè: quanto più degna di applausi e considerazione sia la fatica di un corridore rispetto a quella di un calciatore. Il primo costretto a pedalare per cento o anche duecento chilometri sotto il sole e la pioggia, al caldo o al gelo, in pianura come in montagna, magari anche giorni e giorni di seguito. Il secondo chiamato ad interpretare dal punto di vista fisico una fatica di novanta minuti. Senza parlare poi delle diversità in fatto di compensi. Vabbeh, come diceva il grande vate... a voi l'ardua sentenza, visto che non era certamente questo l'argomento cui volevo dedicare il mio scritto.

GIOVANI ALLA RIBALTA. Con soddisfazione è stata accolta, negli ambienti sportivi padovani, la notizia della trasferta di Massimo Graziato in Australia, dove prenderà parte al giro di ciclistico di quel Paese. Graziato è stato tra l'altro voluto in squadra da Petacchi, il noto velocista che malgrado la non più tenera età, intende non soltanto prepararsi nel modo migliore per la prossima Milano-Sanremo, ma anche disputare a luglio il Tour de France. E proprio Graziato avrà il compito di lanciare, come si usa dire nel gergo specifico dei corridori, le volate di Petacchi. Aggiungiamo che Massimo, nativo di Carceri, dopo aver vinto molte gare da dilettante anche a livello internazionale, promette una altrettanto lucente carriera anche da professionista, nonostante i suoi ancora verdi 23 anni. Oltre a Graziato, un altro giovane corridore da poco passato professionista, Stefano Agostini, promette di dare lustro alla causa patavina, con questo rinnovando una tradizione che nel passato è stata di gran lustro per Padova sportiva.

LA GLORIOSA CICLISTI PADOVANI. Il ciclismo a Padova è entrato a far parte della storia delle due ruote fin dal 1910, quando nacque la gloriosa Ciclisti Padovani, società che in oltre settant'anni ha raccolto allori sia nelle corse su strada che su pista. Tra gli anni Cinquanta e Settanta, sempre in ambito ciclistico, la nostra città è balzata ai vertici della notorietà mondiale grazie ad alcuni atleti che mi pare doveroso ricordare, cominciando da quel virtuoso della pista che è stato Leandro Faggin. Per raccontare di tutti i suoi successi, veri e propri trionfi, occorrerebero più pagine di un giornale, a cominciare dalla vittoria olimpica sul chilometro lanciato conquistata a Melbourne nel 1956. Olimpiade in cui vinse una seconda medaglia d'oro nella prova a squadre, sempre su pista. Faggin, dominatore nelle Sei Giorni disputate un po' in varie parti del mondo, è stato senza dubbio uno dei massimi esponenti delle prove ad inseguimento sempre su pista.

BEGHETTO E BIANCHETTO. Altri due ''nomi d'oro'' del ciclismo internazionale sono Sergio Bianchetto e Giuseppe Beghetto, l'uno di Torre di Ponte di Brenta, l'altro di Tombolo, quindi veri e propri ''padovani doc''. In coppia raccolsero successi sulle maggiori e più qualificate piste mondiali, a cominciare dall'alloro olimpico conquistato a Roma nel 1960. Autentici campioni della pista, non disdegnarono di correre anche su strada con risultati comunque apprezzabili. Ma non ci son dubbi che nelle corse su strada un vero mattatore è stato Dino Zandegù, nato a Rubano, che in campo professionistico, dal 1960 al 1972, può vantare ben trentanove vittorie. Grande passista e velocista puro, Zandegù era dotato di un fisico possente e un carattere spericolato per cui non aveva alcuna paura nel cimentarsi in volate che toglievano il fiato agli spettatori. Dotato oltretutto di uno spirito arguto, era diventato famoso anche per i suoi ''siparietti'' come cantante quando, nelle tappe più tranquille e in attesa della fase conclusiva, sempre pedalando intratteneva compagni di squadra e avversari intonando celebri motivi con la sua voce possente.

MARTINELLO CAMPIONE ANCHE AL MICROFONO. Poi in epoca più recente, a onorare la tradizione ciclistica di Padova, si è messo in luce a livello mondiale Silvio Martinello. L'eco delle sue imprese, soprattutto su pista, è ancora fresca, a cominciare dall'alloro olimpico conquistato ad Atlanta nel 1966. Una volta smessa l'attività agonistica, ovvero appesa, come si dice, la bicicletta al chiodo, Silvio ha iniziato una nuova attività come commentatore sportivo in Rai, raccogliendo consensi anche da parte dei giornalisti più qualificati. Ma questa è storia recente.

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