MERICORDO. Quando la Fiat poteva nascere a Cittadella

di Gianni Trivellato - Una grande occasione perduta per tutto il Veneto: rifiutata una proposta di Giovanni Agnelli. La prima macchina italiana con motore a benzina era stata costruita e presentata a Padova nel 1894

"Fiap": Fabbrica italiana automobili Padova (fotomontaggio)

Ero un ragazzo quando mio padre mi disse che la Fiat sarebbe potuta nascere nel padovano. Lo aveva saputo dal nonno. Io diedi alla cosa poca importanza, pensando che spesso i nonni certe cose le ingigantiscono da un particolare quasi insgnificante, magari per sentito dire. E non sempre, come dicevano i saggi romani, vox populi, vox dei. Succede però che un giorno, rovistando tra le tante casse in soffitta, mi ritrovo tra le mani una vecchia rivista di motori in cui si parla della fondazione della Fiat e in un passo si scrive che agli sgoccioli dell'Ottocento Giovanni Agnelli aveva proposto ad un artigiano trevigiano di costruire una grande fabbrica di automobili tra Bassano e Cittadella.

TEDESCHI ALL'AVANGUARDIA. Decido allora di approfondire la cosa e un po' alla volta, nel tempo, tra una ricerca storica e l'altra, scopro alcune interessanti vicende che interessano il nostro territorio, e Padova in particolare. Siamo sul finire dell'Ottocento e i primi a costruire automobili con motori a scoppio sono francesi e tedeschi. In particolare la prima casa costruttrice di auto al mondo è stata quella tedesca fondata da Carl Benz, attiva dal 1879. Benz realizzò il primo veicolo a quattro ruote azionato da un motore a scoppio funzionante a petrolio.

UN PRIMATO PADOVANO. In quello stesso anno un veronese, Enrico Bernardi, professore di costruzioni meccaniche all'Università di Padova, iniziava e approfondiva decisivi studi sui motori a scoppio e nel 1882 costruiva il primo motore funzionante a benzina che applicò alla bicicletta del figlio, dando vita a un rudimentale moto-scooter. Continuando i suoi studi, nel luglio del 1894 il professor Bernardi presenta a Padova una vettura a tre ruote, prima automobile italiana con motore a combustione interna e funzionante a benzina. Sempre in quell'anno Bernardi ottiene il primo premio all'esposizione internazionale di Torino.

UN'OFFICINA IN VIA SAN MASSIMO. In molti sono interessati all'invenzione di Bernardi, ma pochi si offrono per realizzare una produzione in serie della macchina, perchè si tratta di impegnare non pochi quattrini e inoltre non mancano timori e perplessità. L'automobile in quel periodo è quasi una rarità e coloro che possono permettersi di averla l'acquistano all'estero, in Germania o in Francia, dove esistono già fabbriche per la produzione in serie. Comunque, sempre nel Veneto, non mancano gli ardimentosi e sempre nel 1894 nasce a Padova la prima casa automobilistica italiana, la Masi e Giusti, fondata da due ardimentosi ingegneri, Giacomo Masi e Francesco Giusti, con l'intenzione di costruire industrialmente la vettura a benzina progettata da Bernardi. La sede dell'officina fu un vecchio opificio in disuso in via San Massimo.

UN SUCCESSO IN PIEMONTE. La nuova vettura ha modo di distinguersi anche a livello sportivo, battendo la concorrenza straniera, tedesca e francese. Il 17 luglio del 1896 la macchina padovana prende parte alla gara automobilistica Torino-Asti-Alessandria-Torino, condotta da Antonio Nosadini che era assistente tecnico di Bernardi. Vince il primo premio e conquista le duemila lire messe in palio, coprendo i 190 chilometri del percorso in nove ore e 47 minuti alla strepitosa media di km orari 19.42. I soldi sono comunque sempre pochi e i grossi finanziamenti latitano, per cui nel maggio del 1898 l'azienda chiude i battenti e viene messa in liquidazione.

IL NO DI UN TREVIGIANO. Nel frattempo, sempre in Veneto, nasce una seconda casa costruttrice di auto con motore a benzina, la Carlo Menon di Roncade. Menon è un artigiano con il pallino dei motori: fino al 1902 costruirà un centinaio di vetture a tre ruote e una cinquantina a quattro ruote. Ne sono sopravissute cinque del modello a tre ruote. Grazie a Bernardi, a Mari e Giusti, e al trevigiano Menon, il Veneto si consacra come la vera culla dell'automobile italiana. Siamo nel 1896 e nel Veneto si trova a fare il militare un ricco e nobile rampollo piemontese, il futuro senatore a vita Giovanni Agnelli. Conosce Menon e lo incontra a più riprese, deciso a convincerlo per fondare assieme una società costruttrice di automobili in un territorio già individuato tra Bassano e Cittadella, con sede aministrativa in quest'ultimo centro. Purtroppo Menon alla fine respinge la proposta: l'avesse accettata oggi quella che doveva diventare la futura grande Fiat, sarebbe una maxi industria veneta e si troverebbe a pochi chilometri dal Brenta. Succede invece che nel 1899 Giovanni Agnelli, rientrato a Torino, fonda la Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino. E considerato che Cittadella si trovava anche allora in provincia di Padova quella T poteva essere sostituita con una P: Fabbrica Italiana Automobili Padova...

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