MERICORDO. Quando le Padovanelle erano sinonimo di sport e spettacolo

di Gianni Trivellato - Nel 1901 fu inaugurato a Ponte di Brenta il primo ippodromo in Italia e Padova divenne la capitale italiana del trotto. Poi la guerra e il declino fino al 1° maggio 1962 - io c'ero - con l'apertura delle Padovanelle

Spiace dirlo, ma Padova è un po' la città dei primati perduti. Così come è stato sul finire dell'Ottocento in tema di automobili, altrettanto dicasi in fatto di cavalli e di corse ippiche. La storia ci dice che già nel Medioevo in Prato della Valle si facevano delle corse di cavalli, ma il riferimento più celebre in questo contesto fu il primo maggio del 1901, quando fu inaugurato a Ponte di Brenta un ippodromo, il primo in Italia, al punto che Padova divenne allora la capitale italiana del trotto. Rimase tale la nostra città fino agli inizi della seconda guerra mondiale, e la fine di questa segnò il progressivo decadimento del vecchio impianto, per lunghi anni deserto e senza corse, oltretutto gravemente lesionato da una spaventosa tromba d'aria. Il desiderio di farlo rinascere serpeggiò a lungo tra gli innamorati dell'ippica patavina, pur sapendo che per farlo ci sarebbero voluti parecchi quattrini. E il miracolo avvenne, ai danni del...pallone!

IL BOOM ECONOMICO. Eravamo giunti sul finire degli anni Cinquanta e Padova, oltre che respirare a pieni polmoni l'aria frizzante di un incipiente boom economico diffuso ormai in tutta l'Italia del nord, viveva l'euforia e le gioie regalatele da una squadra di calcio capace in una stagione di far paura perfino alla Juventus. Purtroppo però quell'avventura era destinata a tramontare presto, soprattutto perchè il suo maggiore ispiratore, Nereo Rocco, cedette alle lusinghe meneghine e si trasferì a Milano, alla guida della squadra rossonera. A Padova, per poter ricostruire un'altra grande squadra, sarebbe stato necessario come prima cosa trovare un "robusto" finanziatore. All'allora sindaco Crescente, sollecitato da molti suoi collaboratori appassionati di foootball, venne idea di contattare un grande industriale, Ivone Grassetto, padovano puro sangue, con una fama di imprenditore nota un po' in tutto il mondo, in primis negli Stati Uniti.

LA SCELTA DI GRASSETTO. Ricordo bene che i tentativi di convincere Grassetto ad accollarsi le sorti della società biancoscudata fuorno molteplici, con fiumi e fiumi di articoli ed interviste sui giornali dell'epoca. Purtroppo ogni sforzo fu reso vano dal fatto che il grande imprenditore non amava il calcio. E al termine dell'ennesimo incontro con il sindaco, gli disse: "Se devo fare qualcosa per la mia città, visto che sono un amante dei cavalli, ricostruirò l'ippodromo". E così fu. Il nuovo ippodromo fu inaugurato il Primo maggio 1962 e come testimone diretto vi posso dire che fu una giornata memorabile, con la grande tribuna stipata fino all'ultimo posto e gente assiepata anche lungo le corsie laterali.

DRIVERS E CAVALLI MITICI. A quel punto i padovani, per molti anni, cominciarono a preferire come appuntamento sportivo, ma anche di spettacolo, proprio le Padovanelle, relegando in secondo piano il calcio e le partite all'Appiani. E chi fino allora si era abondamentemente "cibato" di pallone scoprì un po' alla volta il fascino delle corse al trotto, cui si accompagnavano sempre più frequenti le scommesse: e termini come "vincente", "piazzato" e "accoppiata" diventarono familiari per i sempre più numerosi frequentatori delle Padovanelle. Dicevo che ho conosciuto "l'estate d'oro" del nostro ippodromo e i ricordi di quegli anni sono tanti, come i nomi di fantini e fantastici cavalli passati alla storia. Tra i primi un nome che resterà mitico è quello di Giancarlo Baldi, capostipe di una vera e propria famiglia di driver italiani, con all'attivo oltre quattromila vittorie! E ancora i vari Bellei, Gubellini, Andreghetti, i "nostri" fratelli Mescalchin. L'elenco dei cavalli poi sarebbe così lungo da sembrare interminabile, ma mi piace ricordar tra tutti Sharif di Jesolo e Mint di Jesolo, prodotti di un allevamento sorto negli anni Cinquanta nella località veneziana e poi potenziato proprio da Grassetto che confermava così la sua grande passione per l'ippica.

UNA TRADIZIONE DA NON RELEGARE IN SOFFITTA. Fin dal primo giorno della sua inaugurazione si capì comunque subito che l'impianto delle Padovanelle non sarebbe stato unicamente un'arena sportiva con i cavalli (e quali cavalli!) a recitare la parte dei protagonisti. Al momento sportivo si sarebbe accompagnata, soprattutto d'estate e grazie ad un efficiente impianto di illuminazione, anche una platea riservata a spettacoli musicali e di costume, comprese anche le sfilate di moda, con personaggi e soprattutto spettatori provenienti da tutta Italia. Ora è triste pensare che questo glorioso ippodromo possa chiudere definitivamente i battenti e che, come ho scritto all'inizio, Padova voglia rinunciare ad una sua così lucente tradizione. Una tradizione che il secolo scorso le valse perfino un primato e che se ora vogliamo relegare in soffitta determina tanta, ma tanta malinconia.

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Fabrizio
    Fabrizio

    Anch'io ricordo e mi piange il cuore non vedere più le corse a Padova. Anni di vera passione, che non c'entra nulla con il gioco. Quegli idioti di animalisti nemmeno sanno che la stragrande maggioranza di chi ama le corse dei cavalli ama questi animali più di loro. Avrei pensato di morire, ma non di vedere il "mitico" Ippodromo di Padiova chiuso. Eppure è vero, ma ancora non riesco a crederci. 

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