MERICORDO. Omaggio ad Hamrin ''l'uccellino'' del calcio

di Gianni Trivellato - Dalla Juve, l'attaccante svedese arrivò infortunato al Padova di paron Rocco. Ma il vecchio volpone di spogliatoio, il massaggiatore Berto Piacentini, lo rimise a nuovo tanto che nella stagione 1957-'58 i biancoscudati si classificarono terzi in A

Scampoli di un calcio antico, quando questo sport era, in buona parte, ancora un gioco. Tra il 1956 e il '57 arriva in Italia uno svedesino, Kurt Hamrin, che appena ventenne segna a mitraglia nella squadra di Stoccolma, oltre che nella sua nazionale. A segnalarlo alla Juventus, dicono gli storici, pare sia stato un minatore italiano che lavora in Svezia. Fatto sta che la Juve in quei tempi deve rinforzare l'attacco e decide di acquistare il piccolo attaccante, ma succede che dopo un paio di ottime partite con la maglia bianconera, Kurt s'infortuna. Nel frattempo la Juve ingaggia Sivori e Charles per cui decide di spedire Hamrin in provincia, a Padova, alla corte di ''paron'' Rocco.

PIACENTINI, MASSAGGIATORE DOC. Lo svedese però non è ancora a posto fisicamente e, soprattutto, zoppica vistosamente. Si teme addirittura che la sua carriera sia compromessa, ma per fortuna nella città del Santo i miracoli sono quasi... all'ordine del giorno. Lo staff medico della società biancoscudata è di prima qualità e in un paio di settimane riconsegna Hamrin a Rocco in condizioni fisiche pressochè perfette. Le cronache di quei tempi raccontano che per rimettere in sesto lo svedese non siano stati necessari interventi chirurgici particolari, ma che in verità la soluzione fosse stata suggerita ai sanitari da un vecchio volpone di spogliatoio, il massaggiatore Berto Piacentini, che qui mi pare giusto ricordare per l'affetto che ha sempre dimostrato nei confronti della società biancoscudata, oltre che per la sua innegabile professionalità.

UN ARTO PIÙ CORTO. Romanaccio puro sangue, colorito nel linguaggio come può essere un figlio di Trastevere, ma vero e proprio maestro nel rimettere in sesto gli accidentati, Piacentini scopre che la soluzione per consentire ad Hamrin di tornare in squadra e segnare gol a raffica è molto semplice. Si scopre infatti che il giocatore ha una gamba leggermente più lunga dell'altra, per cui zoppica anche se in maniera non grave. Così viene realizzata una soluzione ortopedica consistente in una semplice soletta inserita in una delle due scarpe da gioco. Hamrin si schiera presto all'attaco di quel Padova dei ''panzer'' e comincia a far impazzire le difese avversarie con le sue corse veloci, i suoi guizzi improvvisi, i suoi dribbling ubriacanti.

ALLA CORTE VIOLA. Come scrivevo pocanzi, siamo nella stagione 1957-'58, Hamrin mette a segno ben venti gol e il Padova al termine del campionato si classificherà al terzo posto, dietro a Juventus e Fiorentina. L'anno successivo lo svedese, che era venuto a Padova in prestito, viene ceduto dalla Juventus alla Fiorentina e manda ben presto in visibilio la tifoseria gigliata, di cui diventa un idolo incontrastato e che per lui conia un appellativo, ''l'uccellino'', che da quel momento gli rimarrà incollato addosso fino al termine della carriera. Sono gli anni nei quali in Brasile spunta la stella del grande Edson Arantes do Nascimento, destinato a entrare nel firmamento del pallone rotondo con il nome del mitico Pelè, mentre a dominare in Europa sarà, per lungo tempo, lo squadrone del Real Madrid. Ma al Padova, di Hamrin, rimarrà comunque un gradito ricordo.

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