MERICORDO. Quando alle padovane erano proibiti spogliatoi e pantaloni

di Gianni Trivellato - Quante cose sono cambiate nel giro di appena 50 anni. Dalla cronista sportiva cacciata dagli spogliatoi perché quello a cui aspirava non era "un lavoro per donne", alla fedele altrettanto bandita dalla basilica del Santo perché portava i pantaloni

L'attrice statunitense Katharine Hepburn in abiti maschili

''Signorina, la prego, esca da qui''. Questo il perentorio invito rivolto dall'allenatore ad una giovane ragazza entrata nello stanzone dei giocatori al termine di una partita all'Appiani. Io c'ero, a mia volta ''aspirante stregone giornalista” e posso testimoniarlo. Erano tempi in cui le interviste si facevano ''a caldo'', e i giornalisti potevano entrare liberamente negli spogliatoi per fare le loro domande. ''Ma perché non posso stare?'' chiese prima di andarsene l'aspirante cronista. ''Perché qui siamo tra uomini e quello che vuole fare lei non è un lavoro per donne'', rispose quasi ridacchiando l'allenatore.

PANTALONI PROIBITI. Altri tempi, altre usanze. La donna quando andava in pubblico doveva portare la gonna, praticamente proibiti i pantaloni. Così vi fu un giorno (non occorre andare molto indietro nel tempo, diciamo agli inizi degli anni Cinquanta) in cui ad una bella ed elegante signora fu impedito l'ingresso nelle basilica del Santo, per il semplice motivo che portava... i pantaloni. E sempre attorno a quegli anni ricordo benissimo che una rigida e discutibile morale imponeva che nelle chiese parrocchiali della provincia vi fosse una netta spartizione dei fedeli presenti all'interno: gli uomini tutti a destra e le donne tutte a sinistra.

DONNE IN PRIGIONE. Oggi ci meravigliamo del fatto che nei paesi islamici una donna colpevole di una relazione extra matrimoniale possa rischiare addirittura la lapidazione. Fino ad una cinquantina d'anni fa, qui da noi, non si arrivava a tanto: ma per una donna era pur sempre vita dura, dal momento che una volta scoperta la illecita relazione, la cosiddetta fedifraga poteva finire in galera. E il caso più eclatante fu quello che vide come protagonisti Fausto Coppi e la celebre ''dama bianca'', così com'era chiamata la sua amante. Se andate a consultare il Gazzettino dell'epoca, potreste trovare un'edizione di quegli anni che raccontava qualcosa di simile accaduto anche a Padova.

AL VOLANTE. Non meno difficile era per una donna acquisire credibilità alla guida di un'auto. Tant'è vero che sempre in quegli anni la fantasia popolare (ovviamente in versione maschile) coniò un detto che risuonò a lungo come vero e proprio scherno nei confronti del mondo femminile. Diceva quel detto che ''donna al volante, pericolo costante''. La realtà odierna smentisce fortunatamente questa convinzione, anche se in certi paesi l'emancipazione femminile deve fare ancora parecchia strada. Basti pensare che in Arabia Saudita una donna sorpresa al volante rischia dieci frustate. La pena lo scorso ottobre è stata temporaneamente sospesa dal re in attesa che il parlamento saudita consacri finalmente il diritto della donna di guidare un auto. Sempre ovviamente portando il velo...

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