MERICORDO. I tifosi: nostalgia di un tempo che fu

di Gianni Trivellato - Siamo ben lontani dall'atmosfera che contraddistingueva le partite di pallone di tanti anni fa, come quella vissuta a Trieste da una classe di liceali padovani in gita

Avevo poco più di sedici anni e frequentavo la seconda liceo del Tito Livio, quando gli insegnanti di educazione fisica organizzarono una gita a Trieste, per visitare la città ma anche per assistere ad un'attesa partita di pallone tra Triestina e Padova, un derby tra i più accesi e seguiti del Nord d'Italia. Il tutto ovviamente in pullman e sempre ovviamente dalla mattina alla sera. Epoche tramontate anche in questo caso, visto che oggi, nelle scuole, una gita decente ti deve portare quanto meno a Roma, se non all'estero e per svariati giorni. I miei figlioli, grazie alla scuola, hanno potuto girare mezza Europa, noi di allora potevamo al massino girare ...un quarto d'Italia! Torniamo a quella gita nella città di San Giusto. Era di domenica anche perchè, partita di pallone a parte, mica si poteva perdere un giorno di scuola! Partenza di buon'ora da piazza Garibaldi, panini e bibite preparati dalle amorevoli mani delle mamme e quattro lire in tasca, giusto dovesse accadere qualcosa di imprevisto; ma ti raccomando, ti dicevano sempre le mamme alla vigilia, se proprio non ne hai bisogno non spenderle...

UNA BIONDINA DA CORTEGGIARE. L'entusiasmo per la gita, oltre che per la curiosità di visitare Trieste ed assistere alla partita, era dettato anche dall'opportunità di trascorrere un'intera giornata in compagnia dei propri coetanei, magari cercando posto, durante il viaggio, vicino alla biondina del terzo banco che ti piaceva tanto ma che normalmente non avevi il coraggio di corteggiare. Tante le cose da visitare a Trieste, la basilica di San Giusto, il Castello di Miramare, piazza Unità d'Italia, il celebre Caffè degli Specchi. Tutto in mattinata: poi, dopo la frugale colazione al sacco a Barcola, il programma prevedeva due varianti: la prof e le ragazze erano attese da una visita al Museo, i maschietti accompagnati dal prof di educazione fisica, ospiti allo stadio per assistere alla partita di serie A.
 
AL VECCHIO GREZAR. Potemmo tranquillamente sistemarci sulle gradinate del vecchio stadio Grezar, agitando le nostre bandiere biancoscudate e tifando per la nostra squadra in mezzo agli sportivi triestini, accolti con simpatia e da bonarie battute di spirito. Ripensando a quella trasferta, dico che oggi tutto ciò è impensabile, e non certamente per la parte di una tranquilla tifoseria ancora esistente, ma a causa di una minoranza violenta che allo stadio ci va con il preciso scopo di creare tensioni e disordini.
 
EUGANEO ASSOLTO. Una recente indagine effettuata da un giornale sportivo nazionale ha potuto appurare che in molte città il tifo di questi cosidetti ultras ha ben poco di sportivo, contraddistinto in realtà da motivi politici, anche di estreme nature. Un male ormai talmente radicato nei nostri stadi che diventerà sempre più difficile da estirpare: noi a Padova possiamo almeno in parte consolarci se, rileggendo i risultati di quell'indagine, scopriamo con piacere che l'Euganeo è tra gli stadi meno violenti d'Italia. Anche se purtroppo siamo ben lontani dall'atmosfera che contraddistingueva le partite di pallone di tanti anni fa, come quella vissuta a Trieste da una classe di liceali padovani...

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