Padova da Vivere

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8 marzo festa della donna, la figura femminile in Dante Alighieri: la bellissima Beatrice

Henry Holiday, l'incontro immaginario fra Dante e Beatrice (con il vestito bianco) accompagnata dall'amica Vanna (con il vestito rosso), sul Ponte Santa Trinita in Firenze (1883)

L'ultimo appuntamento della rubrica flash dedicata alla figura femminile e all'8 marzo lo dedichiamo a Dante. Il grande poeta che soggiornò per un periodo anche a Padova trasfornò in eternità il suo amore per la bella Beatrice. Ecco un bell'articolo di Elena Cecilia Maranca che tratteggia con semplicità, trasparenza ed efficacia il rapporto tra lui e la bellissima donna.
 

“Tanto gentile e tanto onesta pare”

BEATRICE. All’età di nove anni la incontrò, solo uno sguardo. Poi la rivide quando entrambi avevano appena compiuto i diciotto anni e durante quel secondo incontro tutto nella sua vita cambiò. Pur non avendole mai rivolto parola, da quello sguardo nacque il suo amore per lei, una donna realmente vissuta, ma anche una creatura indefinita. Il nome che passò presto alla storia fu Beatrice (un senhal in realtà, ovvero, secondo la tradizione della lirica provenzale, un nome fittizio dal significato “Colei che rende beati”), ma la donna che esistette veramente si chiamava Bice, nata a Firenze nel 1266, figlia di Folco Portinari e sposa a diciannove anni di Simone dei Bardi. Lui, Dante, l’amò dal primo momento, descrivendone la sua bellezza, il suo volto. Ogni cosa in lei emanava candore e purezza. L’amò profondamente seguendo i canoni dell’amor cortese. L’amò pur mantenendo intatto quel legame di amor platonico che avrebbe per sempre caratterizzato la loro storia.

L'INNAMORAMENTO. Il primo incontro con Beatrice avviene all’età di nove anni, un numero che per Dante, studioso anche dell’interpretazione numerologica, identifica il miracolo. Il secondo incontro accade ben nove anni dopo, quando i due giovani, incrociando i propri sguardi si percepiscono a vicenda e Beatrice rivolge a Dante un primo cortese saluto, generando in lui un’immensa felicità e dando vita ai  primi germogli di quello che sarebbe diventato presto uno dei canoni dell’amor cortese. Ritiratosi nella sua stanza per riflettere in solitudine sull’incontro avvenuto, il poeta fa uno strano sogno, forse un incubo: in una nube del colore del fuoco gli appare un uomo dall’aspetto terrificante che tiene fra le braccia Beatrice avvolta in un drappo sanguigno. Come se non bastasse a terrorizzare l’animo di Dante, quell’uomo dà in pasto a Beatrice un cuore ardente e rivolgendosi al sognatore pronuncia tre parole minacciose: “Vede cor tuum”. Al risveglio Dante, trafelato, compone il sonetto “A ciascun alma presa e gentil core” che invia al proprio amico Guido Cavalcanti dando così vita a una profonda amicizia che aiuterà Dante durante tutta la vicenda amorosa.

LA DONNA SCHERMO. Dante, dopo quello strano incubo, rivede Beatrice in chiesa, ma seguendo i canoni dell’amor cortese e perseguitato dal timore che altri si accorgano della sua attrazione per lei, rovinando così la reputazione di Beatrice, sceglie di rivolgere le sue attenzioni a un’altra donna, rendendola schermo alla verità dal suo amore. Quando quest’ultima deve allontanarsi da Firenze, Dante è costretto a scegliere una seconda donna schermo, un gesto che inevitabilmente viene frainteso da Beatrice e la infastidisce a tal punto da far si che la donna decida di negare al poeta il suo saluto. Addolorato per questo fraintendimento, Dante si ritira nuovamente nella solitudine della sua stanza, dove il fato vuole che abbia di nuovo un altro incubo. Questa volta Amore appare a lui nelle sembianze di un giovane vestito di abiti candidi che lo rimprovera per il suo atteggiamento suggerendogli infine di narrare in versi tutti i sentimenti del suo amore platonico verso la bellissima Beatrice.

LA TRASFORMAZIONE DI BEATRICE. L’oggetto dell’amore del poeta diviene così, non più una Beatrice terrena, ma una creatura angelica inviata da Dio stesso sulla terra per ricondurre il genere umano al bene “da cielo in terra a miracol mostrare”. Condotto da un amico in un luogo dove sono riunite molte nobildonne, Dante ha l’occasione per un terzo incontro con la Beatrice adulta e non riesce più a dissimulare il suo amore per lei. Schernito dalle altre donne, il poeta dice loro che tutta la beatitudine del suo sentimento non è solo nell’oggetto della sua attenzione, ma anche e soprattutto nelle parole che la lodano. È in questo momento che Dante condivide con il mondo che lo circonda il significato cortese e platonico del suo grande amore.

LA MORTE DI BEATRICE. A seguito della morte del padre di Beatrice, un’ennesima visione appare al poeta. Questa volta è la donna stessa a essere portata via dall’angelo della morte. Si fa strada così nella mente dell’uomo la possibilità che l’amata lo lasci in breve tempo, una riflessione che acquista concretezza poco tempo dopo, quando Beatrice, all’età di ventiquattro anni, viene a mancare. Per sfuggire al dolore, Dante trova consolazione nello sguardo di una nuova donna gentile che, impietosita dal dolore del poeta, gli diviene speso solidale, condividendo la sofferenza e facendosi così strada nel suo cuore. Nonostante le nuove emozioni crescenti Dante è visitato nuovamente da una visione in cui stavolta è la stessa Beatrice a mostrarsi in tutto il suo splendore, ammonendolo di non amare nessun’altra donna all’infuori di lei. Dante decide così di allontanare il vergognoso pensiero che la nuova donna ha acceso in lui e di non parlare mai più a nessuno della sua vera amata se non quando sarà finalmente in grado di farlo in un modo adeguato, degno del grandissimo amore, seppur platonico, che lui ha così profondamente provato per lei.

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