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Misteri e leggende: le acque solforose del lago di Arquà Petrarca

"Il lago della Costa che si trova nella vallata ai piedi del borgo di Arquà Petrarca non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Non solo perché attualmente le sue rive appaiono in stato di abbandono e un tempo ormai lontano il lago presentava dimensioni assai più vaste, no no, c'è di più: che anche il mostro di Loch Ness, in origine, fosse padovano? Non esageriamo. E allora di cosa sarà stato mai riempito,questo bacino? Vi do un indizio: non si tratta di spritz! Va bene, ve la faccio breve: un tempo il lago sembra non fosse alimentato, come è invece oggi, da una sorgente termale.

PICCOLA COMUNITÀ DI FRATI. I fumi esalati da queste acque calde - che secondo una leggenda sono metà dolci e metà salate -, che nelle giornate invernali e nell'oscurità della notte sembrano celare la presenza di spiriti maligni, hanno ispirato numerose leggende. Fra queste, la più famosa è quella che narra come, prima dell'anno Mille, al posto del lago sorgesse il monastero di una piccola comunità di frati, gestita da un priore avaro e dispotico.

FRATE MARTINO. La leggenda inizia - come nelle migliori storie - in una notte d'inverno, quando un mendicante bussò alla porta del convento e il priore ordinò di non aprire. Il più giovane dei fraticelli, Martino, pregò e convinse il suo superiore ad avere pietà per quell'uomo. Così al povero viandante, macilento e intirizzito, fu dato del pane raffermo, ma venne comunque rifiutata l'ospitalità. Quella notte frate Martino non riusciva a chiudere occhio, non potendo distogliere il pensiero dal poveretto scacciato in malo modo. Si decise quindi a uscire a cercarlo. Il fratino trovò il viandante raggomitolato nella neve accanto al muro del monastero, lo fece entrare di nascosto, lo rifocillò e lo fece riposare, mandandolo fuori di soppiatto prima dell'alba perché nessuno lo scoprisse. La notte successiva il viandante bussò nuovamente alla porta, e questa volta il priore in persona gli sbatté in faccia la porta del monastero. Quella notte il frate di buon cuore uscì nel freddo e nella neve con la sua coperta da dare al povero. Quando tornò sui suoi passi scoprì però che qualcuno aveva chiuso il portone alle sue spalle, impedendogli di rientrare.

IL VIADANTE. Chiamò i confratelli, invano. Il pellegrino, con un'energia alla quale nessuno avrebbe potuto resistere, lo strappò da lì con la scusa di volerlo condurre in un ricovero. Dopo pochi passi, improvvisamente, il convento venne inghiottito da una voragine fra guizzi di lampi e levarsi di colonne d'acqua. La voragine si riempì di acqua bollente, alimentata direttamente dagli inferi, e i frati peccatori sparirono insieme al monastero. Martino, spaventato, venne dall'altro rassicurato: "Non voltarti. Con te se n'è andato dal convento l'ultimo alito di carità che lo animava". Il viandante si trasfigurò, divenne luminoso e sparì. Da allora un terzo dell'acqua del lago di Arquà è solforoso e così profondo che nessuno mai ne ha toccato il fondale".

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