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A cura di PadovaOggi

Chiesa e museo di San Tommaso Becket, gioiello padovano nascosto

Padova, davvero, è un'inesauribile miniera di bellezza. La città sembra dotata di un animo discreto e riservato, quasi schivo, che la condanna a non mettere su di un piedistallo le sue bellezze, eccezion fatta per quelle troppo plateali e sorprendenti per essere nascoste come la Basilica del Santo o Prato della Valle. Questi ultimi però non sono che un'infinitesima parte della bellezza di Padova, scrigno prezioso letteralmente costellato di gemme rare incastonate fra i fitti vicoli del centro storico, celate da alte mura di cinta o nascoste dietro a spoglie facciate di palazzi carichi di storia ma anonimi, meraviglie come l'Odeo Cornaro o lo splendido parco Treves, bellezze sconosciute persino alla maggior parte dei padovani. Quella di cui ci occupiamo oggi, però, è davvero una gemma custodita in uno scrigno d'acciaio: la chiesa e museo di San Tommaso Becket. 

UN GIOIELLO NASCOSTO. Da piazza Castello al ponte Sant'Agostino, in quella zona defilata e poco frequentata del centro che separa il Duomo dalla Specola, corre via Becket, una tranquilla via di passaggio acciottolata che si affaccia direttamente sulle riviere. A mezza via, sulla sinistra, l'alta facciata all'apparenza romanica di una chiesa si staglia al lato dei passanti, silenziosa, per nulla appariscente....quasi anonima. Non attira i passanti la chiesa di San Tommaso Beckett. Sa di non averne bisogno come non ne ha bisogno un filosofo o un mistico dei tempi andati, perchè quell'edificio spoglio e anonimo sa che la sua bellezza, come quella dei filosofi e dei mistici, è tutta al suo interno. Ventiquattro sono gli artisti che hanno adornato, a partire dal 1640 anno della sua costruzione, gli interni della chiesa di San Tommaso: maestri come Luca da Reggio, Francesco Maffei, Pietro Liberi, protagonisti di quel mezzo Seicento che vide esplodere in Europa il barocco, e che ne trasformarono la chiesa di San Tommaso nello scrigno cittadino. Colpiscono, ai lati dell'altar maggiore, i due splendidi angeli in preghiera dello scultore veneziano Angelo Bonazza, ma è nella sagrestia che lo spettacolo continua e si arricchisce di opere ancor più sorprendenti: nominata pinacoteca nel 1966, la sagrestia di San Tommaso raccoglie letteralmente di tutto. Frammenti d'affreschi, pezzi d'archeologia, arazzi, paramenti antichi, oggetti liturgici, pezzi d'oreficeria e un impressionante numero di tele fra cui spiccano una Madonna in Trono, parte centrale di un trittico di Antonio Vivarini, e persino un Crocifisso di Donatello, nonché un'impressionante collezione di 2580 reliquie di santi di tutte le epoche della cristianità, una delle più nutrite al mondo in competizione diretta con le sconfinate raccolte romane. Un luogo nascosto e silenzioso della città che esplode letteralmente di bellezza, un piccolo grande gioiello da visitare e far proprio nella memoria. 

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