Padova da Vivere

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Comuni del Padovano: Cittadella, origine del nome e alcune curiosità

Benché la fondazione di Cittadella sia piuttosto tarda (XIII secolo), il suo territorio ha una storia ben più antica.

STORIA. Mancano le testimonianze di una frequentazione paleoveneta, ma assai evidenti sono le tracce lasciate dagli antichi Romani che occuparono il Veneto sul finire del III secolo a.C. Al 148 a.C. risale la fondazione della via Postumia, importante arteria che collegava Aquileia a Genova percorrendo tutto il Norditalia; il suo tracciato coincide con le attuali vie Postumia di Ponente e Postumia di Levante (SP 24) che transitano a nord del centro attraversando Ca' Onorai. Sulla via Postumia si basò, inoltre, la centuriazione del territorio, tuttora ben conservata, che ricadeva nell'agro settentrionale di Padova. Dopo la caduta dell'Impero Romano il territorio di Cittadella seguì le sorti di gran parte del Norditalia passando al Regno dei Longobardi. Le testimonianze di questo periodo sono assai scarse e questo fa pensare a un importante spopolamento e inselvatichimento del territorio. Frattanto, i centri dei dintorni - Onara, Fontaniva, Tombolo, Galliera - diventano sedi di piccole signore feudali. Al VI secolo viene fatta risalire la costruzione della pieve di San Donato, nell'omonima frazione, che fu il principale luogo di culto della zona prima della consacrazione del duomo.

FONDAZIONE. Tra il XII e il XIII secolo Padova, uno dei più importanti comuni del Veneto, dà impulso a un'importante spinta espansionistica, entrando presto in conflitto con le confinanti Vicenza e Treviso. Quest'ultima, attorno al 1195, avvia la costruzione di Castelfranco, piccolo avamposto militare presso il confine segnato dal torrente Muson. La risposta di Padova non si fa attendere e nel 1220, sulla riva opposta del fiume, inizia la costruzione di Cittadella. Il nuovo borgo fortificato, progettato da Benvenuto da Carturo, presenta però delle caratteristiche originali che lo differenziano nettamente da Castelfranco; non è un piccolo e compatto castello di forma quadrangolare, ma una vera e propria città dall'ariosa pianta rotondeggiante, dotata di propri statuti e autonomia di governo. In questo modo, Padova non intende solo creare un presidio militare, ma anche un centro amministrativo ed economico per favorire la colonizzazione del territorio compreso fra il Brenta e il Muson. Fino all'inizio del Quattrocento, Cittadella segue le sorti della città madre, passando dalla signoria di Ezzelino III da Romano a quella dei Carraresi, degli Scaligeri e ancora dei Carraresi.

DOMINAZIONE VENEZIANA. Nel 1406, al termine della cosiddetta guerra di Padova, Cittadella entra nell'orbita della Serenissima. Pur mantenendola inquadrata nel distretto padovano, i Veneziani dotano la città di una podesteria di dentro e di una podesteria di fuori, l'una con giurisdizione all'interno delle mura, l'altra all'esterno. Il lungo periodo veneziano, caratterizzato, salvo brevi parentesi, da pace e stabilità politica, porta Cittadella a evolversi da avamposto militare a centro di servizio e di mercato, riferimento per un'area rurale abbastanza estesa. Questa trasformazione si riflette anche sul tessuto urbano, con la costruzione di edifici amministrativi, ma anche magazzini e botteghe. Al contempo comincia l'espansione fuori dalle mura, con la formazione dei quattro borghi (Bassano, Treviso, Padova, Vicenza) lungo i due assi stradali principali. Scarsa, d'altra parte, la presenza di palazzi e ville venete, testimonianza di come tra Cittadella e Venezia manchi quel rapporto privilegiato di cui gode, invece, Castelfranco.

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DALL'OTTOCENTO A OGGI. Dopo la caduta della Serenissima, anche Cittadella attraversa un periodo di incertezza amministrativa, passando dai Francesi agli Austriaci e di nuovo ai Francesi; dapprima compresa nel dipartimento del Bacchiglione e poi nella provincia di Vicenza, tornò padovana durante il Regno Lombardo-Veneto. La dominazione austriaca termina nel 1866, anno in cui venne annessa al Regno d'Italia. 

LA CINTA. La cinta muraria di Cittadella è uno dei pochi esempi di sistema difensivo con camminamento di ronda ancora percorribile, perfettamente conservata nel tempo e giunta ai giorni nostri ancora integra. E’ quindi uno dei sistemi difensivi più belli in Europa.
Le mura si elevano ad un’altezza media di 14 metri, ma nei torrioni posti a vedetta delle porte si arriva anche a 30 metri. Esse, di forma ellittica, si sviluppano per una circonferenza di 1461 metri ed hanno uno spessore medio di circa 2,10 metri. La muraglia si alterna a 36 torri di varie dimensioni: i 4 torrioni in corrispondenza delle porte di accesso, 12 torri quadrangolari di 6×4 metri in pianta e con un’altezza di circa 22 metri, e 16 torresini di base più ridotta di 6×3 metri per un’altezza di 15. La distanza fra ciascuno di questi elementi è di circa 40 metri e ciascuno di questi intervalli di mura è coronato da un parapetto con 10 merli “guelfi” a due spioventi lisciati. In alcuni punti a causa di rifacimenti posteriori sono presenti anche merli ghibellini, o a coda di rondine. Le mura sono pressoché prive di fondamenta e a sostenerle provvedono i terrapieni appoggiati all’interno e all’esterno di esse, ricavati con materiale di riporto delle fosse. Attorno corre un ampio fossato alimentato da acque sorgive che un tempo raggiungeva un livello tale da permettere la vita di abbondante pesce con una larghezza e una profondità doppie dell’attuale: esso serviva da difesa quando, nella fortezza medievale, i ponti levatoi sostituivano gli attuali ponti in muratura. La costruzione delle mura ha richiesto il lavoro di molte persone per vari anni; in un primo tempo ci si limitò all’allestimento di strutture difensive di terra e di legno, alla costruzione delle porte di accesso e del fossato. Con una serie di interventi successivi si crearono le opere in muratura. Nella prima fase corrispose l’impianto delle quattro porte e di quasi tutte le torri e i torresini su cui poggiavano cortine murarie piuttosto basse; nella seconda si provvide all’innalzamento della muraglia e al suo completamento con gli archetti e i merli. Il recente restauro ha consentito la messa in sicurezza dell’antico Camminamento di ronda, che permette ai visitatori di ammirare la città da punti di vista inediti e privilegiati. Dall’alto si nota che lo spazio dentro le mura, anticamente detto “terra”, è organizzato su un sistema geometrico a scacchiera dalle tipiche stradelle di ascendenza romana, imperniato sui due assi principali che raccordano le quattro porte. Queste sono orientate secondo i punti cardinali, rivolgendosi a sud verso Padova, a ovest verso Vicenza, a nord verso Bassano e a est verso Treviso. Nel quadrante nord-ovest, a causa della presenza di una breccia nella cinta muraria, è stata costruita una passerella che permette il proseguimento della passeggiata sulle mura.

IL FOSSATO. Il manufatto da costruire doveva possedere caratteristiche di massima difendibilità: esse erano la possanza della cortina muraria e la grandezza del fossato esterno ripieno d’acqua. Quest’ultimo era posto a primo ostacolo in caso di assalto da parte di nemici aggressori. Il fossato perciò era parte integrante dell’intera struttura fortificata. L’opera ha avuto inizio con l’escavazione delle fosse e la ghiaia estratta con lo scavo, insieme con quella proveniente dal vicino Brenta, servì all’innalzamento dei terrapieni che fanno da base alla cortina. All’ampio fossato esterno (molto più largo di oggi) se ne aggiunse successivamente un’altro interno, che circondava il cironum castri; era questa una ulteriore opera fortificata in corrispondenza della porta Bassano, che isolava dal resto della città una possente rocca, estrema difesa della comunità in caso di attacco nemico. Il fossato che la cingeva era collegato a quello esterno attraverso un passaggio sotto le mura, del quale si vedono ancora le tracce (v. foto). Si può supporre che un secolo dopo esistesse anche un altro fossato, esterno al nucleo fortificato, a protezione dei borghi. Le cose cambiarono a partire dal XVI secolo, quando, al termine della guerra di Cambrai, i territori del dominio da terra veneziano conobbero un lungo periodo di pace; ed anche perché, con il mutare delle tecniche di guerra, cortine più o meno attrezzate e profondi fossati divennero inadatti agli usi militari. Cittadella, come la vicina Castelfranco ed altre città murate, andò incontro ad un lento disarmo, cui conseguì il venir meno della manutenzione delle strutture fortificate, che divennero perciò una barriera obsolescente, destinata ad un lento ma inarrestabile degrado. Gli amministratori della comunità, abbandonata la manutenzione del fossato, Storia del fossato di guardia circuente le mura di Cittadella lasciarono che esso si interrasse e che se ne riducesse la larghezza. Per ricavarne comunque una qualche rendita, lo diedero in affitto a privati per uso di pesca, nonostante il Senato veneziano avesse stabilito che tale risorsa doveva servire a sostenere la componente più povera della popolazione. Identica sorte subirono rive e spalti, che furono messi a dimora o utilizzati per il pascolo. Mura e fossato di Cittadella come appaiono in una incisione del 1605 Addirittura intorno agli anni 1829-30 la Deputazione Comunale decise di rendere coltivabile una parte dell’alveo, essendo il fossato ridotto ad uno stagno di acqua insalubre, lasciando al centro di esso solamente un canale di 5- 6 m di larghezza. Sembra inoltre che dopo la seconda guerra mondiale qualcuno abbia pensato di chiudere il fossato per consentire altri utilizzi dell’area! La sensibilità storica e culturale degli ultimi anni ha portato invece ai lavori di restauro eseguiti dal Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta in stretta collaborazione con il Comune.

TORRE DI MALTA.  Così si chiama la poderosa costruzione addossata all’interno della Porta Padovana. Fu costruita nel 1251 per ordine di Ezzelino da Romano il quale ne fece orrida prigione per i suoi nemici. I cronisti del tempo descrissero a tinte fosche i fatti che la resero celebre. Si racconta che i prigionieri venissero inviati al castello con i piedi legati sotto il ventre dei cavalli e, quivi giunti, calati nel sotterraneo della torre e lasciati morire di fame, tra crudeli tormenti. Nel 1256, quando Ezzelino fu cacciato da Padova, i cittadellesi aprirono le porte a Tiso di Camposampiero che liberò alcune centinaia di prigionieri, fra i quali anche donne, ridotti in miserabile stato; i partigiani di Ezzelino, invece, sospinti in un cortile, furono massacrati. Sul muro della Torre sono state apposte due lapidi che portano inciso un brano della “Cronica” di Rolandino, e i versi di Dante il quale avalla, con la sua autorità di poeta, il tragico racconto. La Torre di Malta è stata oggetto di appassionate ricerche storiche da parte di studiosi cittadellesi e da esse risulta evidente che è proprio la Malta cittadellese ad essere nominata dal divino Poeta. Da qualche anno l’ampia sala conferenze ricavata al piano terra è sede di convegni e tavole rotonde, mentre i piani superiori sono riservati al Museo Archeologico.


STEMMA E ONORIFICENZE. Di rosso, al castello addestrato da una torre, merlati entrambi alla guelfa, aperto e finestrato del campo; sinistrato da una bandiera d'oro. Ornamenti esteriori da Comune. Decreto di Riconoscimento 4 febbraio 1933. Dal 6 maggio 1972 si fregia del titolo di città. Cittadella è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
 

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