Padova da Vivere

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Comuni del Padovano, Megliadino San Fidenzio: origine del nome e curiosità

Situato nel mandamento di Montagnana, il territorio è a forma di triangolo, situato al centro della bassa padovana, dista da Padova circa 43 chilometri, 40 da Vicenza e 35 da Rovigo. Il territorio è attraversato da nord a sud dalla roggia Vampadore.

STORIA E ORIGINE. Le origini di Megliadino San Fidenzio sono molto lontane, scavi archeologici hanno riportato alla luce un villaggio paleoveneto del VI secolo a.C., oltre a resti di ville romane, cimiteri celti e insediamenti di origine longobarda. La presenza di un insediamento già in età così antica, è dovuto alla posizione del paese che fino al 589 d.C. era attraversato dal fiume Adige, oltre che alla presenza dalla via romana Emilia-Altinate. Il nome Megliadino deriva forse: da una famiglia romana di nome "Melia"; dalla vicinanza della via Emilia-Altinate, che passava lungo l'attuale tracciato della strada Regionale 10; o da "milliarium" una piccola colonna che i romani posizionavano lungo le strade per indicare le distanze, infatti nel XIII il paese era chiamato Milliarini. Fino quasi all'anno mille Megliadino non era associato a San Fidenzio, ma il paese si chiamava Megliadino San Tommaso e si estendeva su un territorio molto più grande di oggi, che comprendeva anche alcuni comuni limitrofi, come Megliadino San Vitale, parte di Santa Margherita d'Adige e Bresega. Megliadino assume il nome attuale solo nel 964 quando il vescovo della Diocesi di Padova Gauslino decide di trasferirvi, in seguito a eventi miracolosi, le spoglie mortali di San Fidenzio, terzo vescovo di Padova, morto nel 168.

LA LEGGENDA. Nell'anno 964 due poveri contadini ricevono più volte l'ordine da una misteriosa voce, di recarsi a Padova dal vescovo Gauslino Transalgardo, e di riferirli che in un bosco nei pressi di Polverara giace il corpo di un santo. Gauslino, dapprima dubbioso, decide di recarsi in questo luogo, dopo che in preghiera aveva visto affiorare dal terreno l'arca di pietra dove riposa san Fidenzio. Recatosi a Polverara, mentre celebra la messa nel luogo indicatogli dai contadini, sente il terreno tremare sotto i suoi piedi. Allora in fretta ordina di scavare una fossa sotto l'altare, e dopo poco appare davanti ai loro occhi un'arca marmorea sulla quale sta scritto: "Corpus Beato Fidentius, episcopo et confessore". Aperta l'urna si scoprono i resti di un venerando vecchio con i paramenti episcopali: era dunque la salma di san Fidenzio. Era il 18 maggio 964 e tutta Polverara era in festa! Il vescovo Gauslino, per onorare la sua cattedrale con il corpo di un santo, ordina che il corpo sia trasferito a Padova. L'arca marmorea viene dunque posta su una barca e per il vicino fiume parte per Padova. Giunti i barcaioli dove ora sorge la chiesa di Roncajette, si fermano per la notte, ma immersa nel buio della notte, la barca va alla deriva. Il mattino successivo si ritrovano inspiegabilmente al porto della città di Este. Infatti la notte la barca, come per qualche misterioso segno divino, era andata contro corrente. Allora la veneranda salma viene posta su un carro trainato da due buoi. Quando il carro giunge presso l'antica chiesa di san Tommaso, i buoi si rifiutano di proseguire. Il conducente, che in realtà era un angelo sotto forma di contadino, scompare, non prima di aver piantato un ramo, il quale fiorisce immediatamente e diventa un bellissimo rovere. La salma di San Fidenzio fu quindi posta nella cripta della chiesa. Venne appositamente il vescovo a celebrare la messa e ordinò un ampliamento della chiesa longobarda. Per ultima cosa ne cambio il nome: da San Tommaso apostolo a San Fidenzio vescovo. Questo, è quello che ci viene tramandato dagli "Acta Sanctorum", racconto in cui leggenda e verità si mescolano.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE. Nel 970 il corpo del terzo vescovo di Padova, San Fidenzio, morto nel 168, viene traslato, per volere dell'allora capo della curia patavina Gauslino Trasalgardo, da Polverara, piccolo centro della provincia patavina, a Megliadino. L'allora cappella longobarda, dedicata a San Tommaso, fu riedificata, eretta ad arcipretale e intitolata a San Fidenzio. La caratteristica impronta romanica dell'antico edificio non deriva, probabilmente, dai primi lavori dopo la traslazione, che furono presumibilmente solo un ampliamento dall'originaria chiesa longobarda, ma dalla ristrutturazione messa in atto tra il 1235 e il 1245, grazie al contributo di Beatrice d'Este, Regina d'Ungheria. Secondo le visite pastorali di alcuni vescovi di Padova, si dice che tutte le pareti fossero affrescate con dipinti di scuola giottesca, i cui soggetti ci sono ignoti. Dall'accrescersi della devozione per San Fidenzio, e dalle conseguenti elemosine dei fedeli, una nuova restaurazione nel 1685, come riporta una lapide murata in un pilastro dell'attuale chiesa. La valenza architettonica e le vicissitudini della sua storia millenaria dell'antica chiesa vengono abbattute irrimediabilmente nel 1888, per far spazio all'attuale, progettata e costruita conservando le linee architettoniche del vecchio monumento. Il nostro territorio perdeva così un monumento dall'altissimo valore storico e artistico.

ATTUALE CHIESA. L'attuale edificio, sorto nuovamente con la medesima dedicazione a San Fidenzio, integra all'interno parte dell'arredo sacro della preesistente chiesa, come i pregevoli altari del XVII e XVIII secolo, e le sculture in marmo attribuite alla scuola del Bonazza, conservate dalla costruzione precedente. Ed è grazie all'abilità del pittore Don Demetrio Alpago, morto per un incidente mentre affrescava la chiesa , e al suo allievo Attilio Bordin che l'interno acquisisce ancor più notevole splendore e suscita, in chi visita il tempio della cristianità di questa parrocchia, ammirazione e stupore per tanta meraviglia racchiusa tra queste mura. Nel 1921, con la posa del nuovo pavimento sopra quello preesistente, i lavori interni si avviano alla conclusione, se si esclude l'inaugurazione dell'organo nel 1926 e del campanile nel 1950, consacrato il 3 dicembre dal vescovo di Padova Girolamo Bartolomeo Bortignon.

CAPITELLI. Diversi sono i capitelli votivi, presenti sul territorio, punto d'incontro, tra questi il capitello votivo di Santa Marta, sul confine tra Megliadino San Fidenzio e Montagnana. Un altro bel capitello votivo è quello dedicato alla Regina della Pace in via Vegro. Si ricorda, inoltre, il capitello dell'Immacolata Concezione in via Arzarello. Un altro piccolo e affascinante capitello si trova in via Catene, ed è dedicato alla Madonna del pane.

VILLA FAVA. Fu costruita come residenza nel 1770, dal nobile Gaetano Fava. L'aspetto attuale della villa è dovuta agli interventi apportati tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 da Niccolò Fava che ricopri la facciata con sassi appuntiti e la abbellì con statue e affreschi. A est della villa vi è un piccolo oratorio dedicato a San Gaetano al cui interno si trova anche la tomba di Gaetano Fava e dove, ogni maggio, da qualche anno, vi si celebra il Rosario. A ovest della villa si trova una piccola torre di guardia. La villa è circondata da un grande giardino.

ROVERE SANTO. Diversa storia per il Rovere Santo, che la leggenda vuole essere il frutto del pungolo che il conducente del carro, che portò a noi il corpo del Santo venerato ora nella nostra cripta, piantò appena i buoi trainanti si bloccarono davanti l'allora chiesa di San Tommaso. Il Rovere fu abbattuto inizialmente, causa un fulmine, nel 1680. In quell'anno fu eretta dalla popolazione di Megliadino San Fidenzio una colonna di pietra, in ricordo del Rovere, non immaginando che l'albero sarebbe risorto dalle radici ancora vive e vegete e che sarebbe cresciuto a tal punto da ospitare al suo interno la bottega di un calzolaio. La storia del millenario Rovere Santo si concluse l'8 marzo 1919, quando un furioso uragano lo abbatté definitivamente.

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