Padova da Vivere

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Comuni del Padovano: Saccolongo, origine del nome ed alcune curiosità

Saccolongo è un paese dell’area occidentale della provincia di Padova, situato ai piedi dei Colli Euganei, con una superficie che si estende su circa 14 kmq su cui insistono i centri abitati di Saccolongo e frazione Creola ed è posto ad una altitudine di 17 metri slm.
Il territorio è attraversato dal fiume Bacchiglione e dalla cui presenza ne è rimasto caratterizzato sia dal punto di vista storico che da quello antropologico. Confina a nord con Rubano e Mestrino, ad est con Selvazzano Dentro, a sud con Teolo e ad ovest con Cervarese Santa Croce e Veggiano. Lo stemma del comune risale al 1978 e riassume in se gli elementi distintivi del proprio territorio: al centro, la banda ondata rappresenta il Bacchiglione, l’imbarcazione ricorda le piroghe rinvenute nel letto del fiume nel 1950, in alto il campo verde simboleggia la strada Pelosa; i due cerchi richiamano i bisanti ovvero la moneta corrente in epoca longobarda; l’olla evidenzia la frazione di Creola (il toponimo significa “creta ola” perché nel luogo si fabbricavano pentole in cotto).

ATTIVITA' PRODUTTIVE

L’agricoltura è basata essenzialmente sulla cerealicoltura, la viticoltura mentre accanto alla tradizionale azienda per l’allevamento di bestiame (parecchie sono le aziende avicole, ma anche quelle di allevamento dei bovini e dei suini) si stanno affiancando delle esperienze particolari come l’allevamento di bufali per la produzione di carne e di mozzarelle di latte di bufala. I filari di viti con i sostegni vivi dei gelsi a divisione dei campi, che si scorgono tra Saccolongo e Selvazzano, sono ricchi di vitigni tradizionali del padovano che producono vini come il “Merlot”, il “Cabernet” e il “Tocai”. Lo sviluppo urbanistico, iniziato verso la fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, ha via via cambiato il volto della campagna di Saccolongo ed ha interessato in modo significativo i due nuclei urbani, Saccolongo e Creola, distanti tra loro un paio di chilometri. Da un modello basato su una edificazione sparsa senza la presenza di agglomerati in grado di costituire un vero e proprio centro urbano si è passati ad una realtà dove la bipolarità è risaltata dai nuovi insediamenti attorno ai quali stanno sorgendo degli esercizi pubblici di servizio alla persona, per i quali, in precedenza, ci si doveva rivolgere al di fuori dei confini comunali. Il mercato settimanale si svolge al giovedì, a Saccolongo, ed è ospitato presso Via Pio XII.

CENNI STORICI

Come detto il Bacchiglione è l’elemento caratterizzante del territorio del Comune di Saccolongo. E sono proprio le rive e l’alveo del Bacchiglione la “fonte” primaria da cui è possibile ricavare notizie utili per tentare di risalire alle origini del luogo. Il rinvenimento di reperti preistorici risalenti ad un periodo compreso in un arco di tempo che va dall’era del bronzo al secondo secolo avanti Cristo, materiale ritrovato quasi tutto nel territorio di Creola e oggi conservato nel Museo del Bacchiglione a Cervarese S. Croce, ci conferma che i primi uomini si sono insediati qui in tempi molto antichi sfidando condizioni ambientali, fitte boscaglie e acquitrini, sfavorevoli all’agricoltura ed alla pastorizia. Il reperto più importante è sicuramente la “piroga”, un’imbarcazione di oltre 7 metri di lunghezza di tipo “monoxile” (con lo scafo ricavato da un unico tronco d’albero) inabissata nella sabbia rinvenuta nel 1950 e risalente agli ultimi secoli del secondo millennio e oggi conservata presso il Museo Civico di Padova. La varietà degli oggetti rinvenuti nella zona a nord est di Creola, segnatamente nel tratto di ansa fluviale che va dal ponte di Trambacche e il “borgo vecchio” di Creola posto poco a valle della confluenza della Tesina, ossia vasellame di varia forma, pezzi di ceramica, frammenti di dolio e di dolio cordonato, testimoniano l’esistenza lungo le sponde del Bacchiglione di una fiorente e raffinata civiltà. Qui si venne a costituire nel tempo un particolare nodo viario, per l’intersezione di vie stradali con due corsi d’acqua confluenti, attorno al quale, su sponde opposte, si sono formati i centri di Trambacche e di Creola le cui notizie di archivio risalgono rispettivamente al XII e XIII secolo. In particolare Creola, sviluppatasi attorno al ponte di ferro ottocentesco che attraversava il fiume, nello slargo successivo al ponte ospitava l’antico porto ed i ritrovamenti archeologici stanno a dimostrare la continuità di una vita sull’acqua.

EPOCA ROMANA


Data la scarsità di impronte attendibili e documenti pervenutici, poco si sa di questo periodo tanto che riesce difficile ricostruire un profilo storico e sociale dei villaggi di Creola e Saccolongo. Quasi certamente in epoca romana nei pressi di Creola, poco lontano dal Bacchiglione, era attiva una fornace dove si producevano vasellame, tegole e mattoni da costruzione con il marchio di fabbrica “Cameriana” e “Servilia” come pure oggetti e utensili in argilla. La maggior parte di questi reperti, in passato, è affiorata durante le arature fatte con vomeri profondi o in occasione di scavi per le fondazioni delle abitazioni.
Per il resto bisogna affidarsi alle notizie di carattere generale della storia ufficiale che ha visto in qualità di testimoni anche Padova e i paesi della provincia.

TOPONIMI


Il toponimo di Saccolongo ha un’origine incerta. Non è da escludere che il nome del paese possa derivare da saccus, le insenature o insaccature che, nell’antichità, si formavano dopo le alluvioni provate dal Bacchiglione. L’altra origine etimologica attribuita al nome Saccolongo deriva sempre da saccus (sacco), qui da mettere in relazione al luogo del regio demanio dove fin da epoca longobarda venivano riscosse le tasse o i tributi spettanti all’erario. Il nome Saccolongo si trova menzionato la prima volta in alcuni cartigli attorno all’anno mille: in due donazioni del febbraio 1083 e in un atto notarile del 1088. Non lascia invece dubbi l’origine del nome di Creola. La contrazione dei termini “creta” e “olla” ne sancisce la rappresentazione topografica del nome. La natura argillosa del territorio della località favoriva la fabbricazione di tegole, mattoni, vasi e pentole in terracotta dette, appunto, “olle”. Pertanto, il nome di Creola, nei vari documenti può essere letto come Credulam, (il nome latino), Credola (in un contratto di livello del 1153), Credula (in un contratto di vendita del 1176), e tale rimane nei successivi documenti di archivio, negli statuti del Comune di Padova del XII secolo e negli atti delle visite vescovili fino al XVII secolo. Alternativamente, in queste stesse epoche storiche ricorrono in vari documenti e atti pubblici anche i toponimi Creolla e Creola.

CRISTIANESIMO


Non ci sono riferimenti certi circa l’epoca di evangelizzazione del territorio di Saccolongo, ma i titoli delle due chiese sono di origine molto antica. Il protoepiscopo patavino San Prosdocimo, fatto vescovo, secondo la tradizione, da San Pietro intorno al 44 – 46 dopo Cristo fu il maggiore artefice della divulgazione del cristianesimo in questa area. Già nei primi secoli dopo Cristo (III° secolo) Padova diviene sede episcopale e nelle campagne attorno al centro sorgono le prime cappelle rurali dove si riuniscono i cristiani per le preghiere comunitarie. La diffusione del culto della martire Giustina, uccisa in Prato della Valle nel 304 dopo Cristo durante le persecuzioni cristiane messe in atto dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, diede un rinnovato impulso alla fede in tutto il territorio del agro patavino. La maggior parte delle pievi pagensi (le chiese dei maggiori centri abitati) erano proprio dedicate al culto di Santa Giustina: in un documento del 1147 la chiesa di San Pietro Apostolo di Creola è chiamata cappella della pieve di Santa Giustina di Montegalda. Attorno al V e VI secolo dopo Cristo parecchie chiese locali assunsero il nome di Santa Maria Mater Dei, e in epoca post longobarda alcune vennero intitolate a santi di origine cavalleresca come San Michele Arcangelo, San Martino di Tours e San Giorgio. Verso l’anno Mille appaiono sulla scena di questa area i monaci benedettini appartenenti al monastero di Santa Giustina di Padova favoriti da numerose donazioni di vescovi e ricchi feudatari; la loro presenza diede vita ad una sostanziale opera di risanamento sociale ed economico in queste zone acquitrinose, abbandonate perché insicure e malefiche. E’ attorno al monastero di Santa Maria di Saccolongo che bisogna ricondurre lo sviluppo dell’agglomerato cittadino, compiutosi tra i secoli XII e XIV. Nei lunghi secoli di permanenza a Saccolongo i monaci benedettini hanno profuso una grandissima attività non solo in campo spirituale ma anche economico e sociale: insegnarono alla popolazione locale come bonificare i terreni paludosi, costruirono molte strade, portarono a termine le sistemazioni idrauliche ed edificarono numerose case coloniche.

Il X secolo
La ripresa venne interrotta qualche tempo dopo a causa delle sanguinarie incursioni degli Ungari che nell’899 incendiarono Padova: re Berengario, dopo la distruzione, cercò di rivitalizzare il territorio mediante cospicue concessioni e privilegi, garantendo, soprattutto nuova autonomia alla chiesa padovana.
Prima dell’anno Mille il territorio di Saccolongo faceva parte dei beni del vescovo di Padova: nel periodo di Ottone II (951 – 1002), si riebbe una ripresa economica e demografica. A Creola sorse un castello che Ottone II diede a Ingilfredo Conti e che venne distrutto dai Vicentini nel 1198 nel corso delle guerre di confine tra Padova (Carraresi) e le vicine Vicenza, Verona e Venezia.
La storia politica si interseca con quella ecclesiastica, infatti in luogo si fa sentire sempre più forte la presenza dei Benedettini: il monastero è realtà certa nel 1147, in quanto è di quell’anno una donazione del vescovo S. Bellino al “monastero Sanctae Mariae de Sacolongo”. Con Sinibaldo vescovo-conte cessa la giurisdizione politica vescovile e si instaura per Padova ed il territorio il periodo comunale.

Dal XV secolo ai nostri giorni
E’ proprio la Serenissima Repubblica di Venezia ad imprimere un nuovo carattere al territorio: inizia un lungo periodo di tranquillità e ripresa socio-economica. Si intensificano le opere di bonifica, nascono nuove strade, ponti, argini, canali, e in particolare l’incremento edilizio risulta essere qualitativamente buono. Il Leone di Venezia mantiene le due podesterie di Monselice ed Este e i due vicariati di Arquà e Teolo, quest’ultimo comprendente Creola e Saccolongo. Nel 1512 Creola viene assegnata come feudo, in compenso dei servigi resi, a Benedetto Crivelli. Il condottiero, al soldo dei francesi, che aveva il compito di difendere la fortezza di Crema, dietro compenso, tradì il feudo consegnandolo ai veneziani. Della presenza del Crivelli sul territori rimane la testimonianza dell’oratorio di Santa Maria del Carmine. Durante il dominio di Venezia, e fino alla caduta della Repubblica, il feudo passa alla famiglia Pisani: è opera di questa nobile famiglia l’edificazione nei primi decenni del XVI secolo del più importante complesso edilizio del luogo, in stile dorico ad ispirazione palladiana.
Molti esponenti della classe dirigente padovana come i Capodivacca, i Capodilista, i Frigimelica, gli Scrovegni, i Dente, già verso la fine del XIII secolo divengono i nuovi proprietari fondiari della campagna circostante il capoluogo. La maggior parte dei terreni è tenuta a livello (contratto fondiario) e le case di muro coperte di tegole si trovano di preferenza “intus murum castrum” mentre le più modeste, “paleate” fuori. Questo segna il consolidamento di una penetrazione economica, oltre che politica, nel territorio. Saccolongo fu scelta dagli antichi feudatari padovani, i Capodivacca e Capodilista, per costruirvi le loro case padronali e le case coloniche per i contadini che lavoravano queste terre. Del periodo veneziano si ricordano le pestilenze terribili del ‘400, ‘500 e ‘600 che mieterono moltissime vite anche in questi paesi; nelle chiese le fraglie (corporazioni di arti e mestieri) eressero altari e cappelle ex voto in onore della Madonna e di San Rocco per invocare la protezione dalla peste. Troviamo traccia di questo nella settecentesca chiesa parrocchiale di Saccolongo: il paliotto dell’altare della Madonna è stato arricchito da tre figurine intarsiate in marmo policromo raffiguranti al centro la Madonna del Rosario e ai lati i Santi Sebastiano e Rocco. Né ceti nuovi, né gruppi di spicco provenienti dalle province venete riuscirono a inserirsi nell'edificio istituzionale congegnato a misura dei patrizi di Venezia. Le aristocrazie venete si chiusero in una dimensione provinciale, vissuta anche in termini di competizione con la capitale, soprattutto laddove la ricchezza economica, legata sia ai commerci sia al capitalismo agrario che si stava formando nelle terre di pianura, si accompagnava a tradizioni culturali di rilievo, come nelle città di Verona e di Padova. Quest'ultima diviene sede di una delle più prestigiose università europee. Due sono le date-chiave della storia del Veneto: l'810, quando Carlo Magno riconobbe l'autorità del doge di Venezia, e il 1797, anno del trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cancellò dalla storia la Repubblica di Venezia cedendola all'Austria.
L'unità territoriale che Venezia garantì al Veneto per molti secoli fu cancellata dall'ordinamento attuato nell'età napoleonica (Repubblica Cisalpina e Regno d'Italia), ma riemerse nuovamente con il Congresso di Vienna, allorché la regione fu associata alla Lombardia nel regno Lombardo -Veneto.
Il territorio di Saccolongo rimase soggetto al governo austriaco dal 1798 al 1801 e dal 1801 fino al 1805 fu nuovamente occupato dai francesi. Tra i provvedimenti napoleonici che hanno lasciato il segno registriamo l’editto di Saint Cloud (1804) con il quale si obbliga il trasferimento dei cimiteri al di fuori dei centri abitati: dopo il decreto anche i cimiteri di Saccolongo e Creola furono costruiti dove si trovano attualmente.
In seguito al decreto del governo austriaco (1818) che stabiliva l’obbligo in tutto l’impero dell’insegnamento elementare ai bambini dai 6 ai 12 anni, sia a Saccolongo che a Creola si aprirono le scuole elementari. I primi maestri furono i sacerdoti; tuttavia, di norma, le lezioni venivano per lo più disertate, basta vedere il dato fornito dal parroco di Saccolongo nel 1826: su di una popolazione scolastica di 235 tra bambini e fanciulli solo 25 frequentavano abitualmente la scuola. La non frequenza dipendeva da molti fattori: il principale consisteva nella costrizione al lavoro nei campi fin in età giovanissima, specialmente in occasione della mietitura e della vendemmia.
Alle due guerre mondiali che sconvolsero il XX secolo anche Saccolongo pagò il suo tributo di sangue: ben 70 furono le vittime del primo conflitto mentre una trentina, tra militari e civili, furono i caduti ed i dispersi nella seconda guerra mondiale.
Monumento elicotteroIl boom economico, seguito alla ricostruzione nel secondo dopoguerra, porta importanti novità sul piano socio-economico per questo territorio: fin dagli anni settanta il lavoro dei campi non riesce più a dare da vivere ai contadini per cui inizia il periodo di quella che comunemente sarà chiamato di economia integrata (lavoro nei campi e in fabbrica).
Infine, due sono gli eventi che per rilevanza hanno travalicato i confini comunali sul finire degli anni settanta del 1900: lo schianto al suolo di un elicottero del 15° stormo dell’Aeronautica Militare del Soccorso Aereo Regionale (S.A.R.) che stava sorvolando l’abitato di Creola il 20 ottobre 1977 ed un grande avvenimento sportivo come il Campionato Mondiale di ciclocross del gennaio 1979.

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