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Dante e Antenore: dall'Inferno a Padova, incroci tra il "Poeta" e il fondatore della città

Personaggi storici di ogni calibro vissero, transitarono o nacquero a Padova, culla delle arti. Ma forse non tutti sanno che tra gli altri soggiornò a Padova per diversi mesi anche il "padre della lingua italiana", Dante Alighieri.

Il poeta, scrittore e politico italiano nacque a Firenze nel 1265 e morì a Ravenna nel 1321, guelfo convinto e iscritto all'Arte dei Medici e Speziali, fu autore della Divina Commedia la più grande opera in lingua italiana conosciuta. Con l'ascesa al "soglio di Pietro" di Bonifacio VIII fece dura opposizione e politicamente si schierò nella fazione dei "bianchi" che furono in contrasto con i "neri", legati proprio alla figura del pontefice. Avversario scomodo, fu accusato con l'inganno a due anni di confino ma, poichè rifiutò di presentarsi davanti al giudice, venne in seguito esiliato in via definitiva.

Costretto a nascondersi per non finire al rogo, Dante cominciò una peregrinazione che lo portò un po' ovunque e nel 1306 anche a Padova città che, secondo la tradizione fu fondata da Antenore. Un legame, quello con il personaggio descritto anche nell'Iliade di Omero, che lo lega a doppio filo alla città veneta. Gli incroci e le curiosità con il cavaliere troiano, infatti, sono diversi. Pare che il "Poeta" soggiornò proprio nel palazzo Romanin Jacur che sorge nella piazza dedicata al suo fondatore, piazza Antenore. Una targa ne testimonierebbe l'evento anche se, ad oggi, gli storici lo ritengono inattendibile. Così come appare inattendibile che le spoglie che si dice siano custodite nella stessa piazza siano proprio quelle di Antenore. Ma tant'è, la leggenda e la storia, si sa, spesso si intrecciano e le due figure paiono destinate a stare molto vicine. Dante, inoltre, colpito dal troiano, per alcuni definito un saggio per altri semplicemente un traditore, gli dedica anche un zona dell'inferno, il IX girone, denominando Antenora il luogo dove vengono puniti coloro che hanno, appunto, tradito la propria patria, seppellendoli fino alla cintola e con la parte superiore del corpo esposta ai gelidi venti infernali. Facile intuire da che parte stesse il poeta fiorentino. L'intreccio tra due delle figure più importanti della città è una piccola "chicca" che molti turisti ignorano ma che rende il capoluogo veneto, una volta di più, tutto da scoprire.

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