Padova da Vivere

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L'omicidio e l'ispirazione, i processi e la scrittura: Massimo Carlotto

Parliamo oggi di un romanzo. Uno di quei romanzi belli da leggere quando fuori piove e tira il vento, accoccolati su un divano alla luce di una abat­jour che lascia in una cupa penombra la stanza, una di quelle storie che sostituiscono al freddo una sottile inquietudine per i brividi che corrono sulla schiena: parliamo oggi della vita del padovano Massimo Carlotto

Quel che Massimo Carlotto è, prima di tutto e al di là di ogni dubbio, è un grandissimo scrittore, tanto grande da essere stato più volte definito come uno dei migliori autori noir e hard boiled al mondo. Ma, si sa, l'ispirazione segue vie tortuose, e mai come nel suo caso, ha deciso di intraprendere una via crudele, controversa e impietosa: la storia della sua ispirazione comincia con un omicidio, e non uno qualunque, ma uno dei più efferati orrendi e misteriosi che la storia di Padova ricordi.

Siamo nel 1976, e il diciannovenne Massimo sta percorrendo in bicicletta una via del rione Santissima Trinità, quartiere Arcella, in una fredda giornata di pieno inverno. Forse, Massimo aveva deciso di percorrere quella via per lanciare un'occhiata alla casa della sorella, magari farle una visita; aveva tempo, Massimo, dato che quel giorno non aveva che da girovagare: stava infatti conducendo una personale indagine sullo spaccio di droga nel quartiere, un'indagine che stava compiendo nell'ambito della sua attività politica extraparlamentare con Lotta Continua. 

Di fronte alla casa della sorella, una villetta bifamiliare composta da due appartamenti, Massimo sente delle urla, urla di donna. Preoccupato, il ragazzo si precipita ovviamente verso la porta della sorella, ma nulla di strano sembra accadere all'interno dell'appartamento, anzi sembra non esserci nessuno: è dall'altro appartamento, quello della vicina, che le grida sono giunte. La sua porta è spalancata, così Massimo si affaccia all'interno, chiamando il nome della vicina di sua sorella. Sente solo un rantolo provenire dal piano superiore. Sale le scale e lei è lì, a terra, in una pozza di sangue.

Massimo si avventa su di lei e tenta di rianimarla, ma la povera ragazza, ormai agli ultimi respiri, non fa che sussurrare "Ti ho dato tutto, ti ho dato tutto". Le sue ultime parole. Massimo è sconvolto, la ragazza gli muore fra le braccia, eppure, in uno sprazzo di lucidità, si rende conto che non dev'essere passato che qualche secondo dal massacro della giovane, e che l'assassino non può avere avuto il tempo di scappare: dev'essere ancora in casa.

Allora lascia la ragazza, si precipita giù dalle scale e si da alla fuga: è solo un ragazzo, Massimo. Un ragazzo di diciannove anni che si interessa di questioni sociali, che pianifica di iscriversi a scienze politiche, curioso e vitale, un ragazzo come tanti altri a cui è capitata letteralmente fra le mani una faccenda troppo orrenda, troppo scioccante. Ma la sua fuga dura poco: il tempo di riprendersi, di parlare con due amici e un avvocato, e Massimo si presenta ancora sporco del sangue di lei ai carabinieri, per denunciare il fatto e testimoniare. Anche il suo ruolo di testimone, però, dura poco, meno della sua fuga. Massimo Carlotto pochi minuti dopo essersi presentato in caserma viene ufficialmente accusato di omicidio volontario.

Nasce così il "Caso Carlotto", come lo chiameranno i giornali, un caso giudiziario kafkiano, con ben sette processi, undici sentenze e ottantasei giudici coinvolti, un record battuto solo dal processo Sofri, e che non si concluderà che nel 2004 con il definitivo proscioglimento e la sentenza di riabilitazione. Carlotto, che si è sempre professato innocente, soffre ovviamente tantissimo il suo destino di carcerato, ed è così che, poco prima che la Corte di Cassazione lo condanni (dopo peraltro essere stato assolto in Assise), scappa prima in Francia e quindi in Messico.

Sarà qui che Carlotto raccoglierà gli spunti per il suo primo libro, "Il Fuggiasco", edito nel 1995: storie di latitanti e di vite spezzate incontrate sulla strada per una libertà che non sarebbe arrivata che molti anni dopo.

Troppo complesso ripercorrere la vicenda processuale di Massimo Carlotto, una vera odissea che ha tolto al suo Ulisse la salute e serenità, ma che non l'ha mai privato della volontà di lottare e di affrancarsi, pur fra mille difficoltà, elementi di prova non presi in considerazione, inspiegabili cambi di giuria e corte a rovesciar sentenze già positivamente scritte, condanne repentine, assoluzioni incrociate e tanto, troppo carcere, fino alla definitiva riabilitazione e all'intervento del Presidente della Repubblica; una storia da romanzo, che potrebbe essere affascinante se non avesse alla sua base una vita vera.

Massimo Carlotto, nel frattempo, ha riempito il suo calvario di pagine memorabili che resteranno nella storia della letteratura italiana e mondiale. Quasi una ventina di romanzi sono scaturiti dalla penna di Carlotto a partire dal 1995, per non contare sceneggiature teatrali e cinematografiche, racconti, saggi e graphic novels, una produzione sterminata e sempre appassionatissima, con apici come gli otto volumi della "Saga dell'Alligatore" che resteranno ai vertici del genere noir per sempre. Una vita straordinaria per uno scrittore straordinaria, cominciata in infamia e finita in gloria, una vita che di per sé è un romanzo, e che almeno in parte ha ispirato la creatività del suo autore. Sicuramente, però, Massimo Carlotto avrebbe avuto modo di lasciar esplodere la sua creatività anche senza i quasi trent'anni della sua via crucis.

Massimo Carlotto ora vive fra la Sardegna e il Veneto, è sposato e ha un figlio. Lo stato e la società gli riconoscono ora un'innocenza che ha sempre professato e che agli atti ora è ufficiale. Così si chiude la copertina sul libro dal titolo "Il caso Carlotto", finalmente, mentre l'enorme tomo titolato "Lo scrittore Carlotto" non accenna a voler mostrare il suo finale, grazie al cielo e al suo protagonista.
 

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