Mercoledì, 19 Maggio 2021

La Padova che non c'è: 6 luoghi del centro città che non esistono più

Le città cambiano, si evolvono, alle volte involvono ma quel che è certo è che sono entità vive, che respirano, crescono e proseguono nel tempo cambiando volto e anima. Padova, ovviamente, non fa eccezioni, e dal Medioevo ai giorni nostri molti sono i luoghi che sono stati inghiottiti dal tempo, capolavori dell'architettura e del paesaggio consumati dalla vita quotidiana o dalle calamità, lasciando nel migliore dei casi delle impronte, antiche vestigia della loro esistenza. Ecco sei luoghi di Padova che non esistono più, e uno stralcio della loro storia. 

Basilica di Sant'Agostino. Edificata nel XIII secolo e molto simile architettonicamente alla Chiesa del Carmine, la grande Basilica di Sant'Agostino svettava un tempo di fronte alla Specola in riviera Paleocapa, sul sito dove ora sorge il distretto militare. Proprio per far posto alla più importante caserma cittadina l'antico luogo di culto fu abbattuto nel 1818.

Fondaco delle Biade. Il mercato coperto di Palazzo della Ragione e più in generale delle botteghe che si affacciavano su piazza Delle Erbe, un tempo, non si soffermava agli ambienti sotto il Salone. Dove ora sorge l'ala nuova di Palazzo Moroni, infatti, si apriva un'ampia volta che era destinata a offrire riparo dalle intemperie ai venditori di granaglie: il Fondaco delle Biade. Edificato nel 1302 su progetto di Fra Giovanni degli Eremitani, il Fondaco fu abbattuto nel 1901 per lasciar spazio alla nuova porzione del palazzo del Municipio. 

La città d'acqua scomparsa. Non è un'esagerazione dire che, fino agli anni '60, era possibile andare in barca dalla Stazione fino a Prato della Valle: a partire dagli anni '50, quando nelle intenzioni della giunta Crescente Padova era destinata a divenire la "Milano del Veneto", numerosi interventi di interramento vennero messi in opera per trasformare i canali cittadini in strade. Il primo di questi interventi fu quello del Naviglio che dalle Porte Contarine conduceva fino al ponte delle Torricelle. Fu quindi deciso, fra polemiche non indifferenti, il tombinamento del Naviglio per creare le riviere Tito Livio e Ponti Romani, un incantevole tratto fluviale che conduceva nel cuore della città verso la Basilica del Santo, segnando anche l'interramento dell'antichissimo ponte romano di San Lorenzo. Agli interventi si diedero motivazioni igienico sanitarie, ma la realtà è di tipo speculativo: gli immobili che affacciavano sugli antichi navigli, infatti, passarono da quasi invisibili a centralissimi, vedendo crescere esponenzialmente il loro valore. La città sacrificò però al denaro una delle sue più incantevoli arterie d'acqua.

Torre Rossa. A fianco della Torre degli Anziani, altrimenti detta Torre Bianca, che svetta sopra al cortile interno di Palazzo Moroni, sorgeva un tempo un'altra torre di altezza simile, intonacata in rosso al contrario della sua gemella, intonacata in bianco, e le scelte cromatiche non sono certo un caso. Le due strutture che svettavano nel cuore pulsante della città medievale simboleggiavano l'unità della città attraverso i colori del Libero Comune, ma il loro messaggio si interruppe improvvisamente il 25 gennaio del 1348, quando un terremoto abbatté la Torre Rossa. Il suo imponente basamento, oggigiorno, è ancora visibile fra il Palazzo del Consiglio e il Palazzo del Podestà. Curiosità: sulla sua sommità era posta una gabbia in cui venivano rinchiusi i colpevoli di stupri e omicidi, perchè morissero di stenti e fossero divorati dagli uccelli.

Reggia dei Carraresi e Traghetto. Pochi resti rimangono oggi di quello che fu l'edificio più imponente e articolato della Padova medievale, la Reggia dei Carraresi. Completato nel 1343 e demolito gradualmente nel corso dei secoli, dell'immenso complesso che si estendeva da Piazza Capitaniato al Duomo fino a Riviera Paleocapa restano oggi poche vestigia: la Loggia dei Carraresi, attuale sede dell'Accademia Galileiana, l'Arco Vallaresso e la splendida Sala dei Giganti. In alcuni luoghi è ancora visibile la struttura del Traghetto, un passaggio sopraelevato che congiungeva la reggia con il Castello di Padova, di cui la Specola faceva parte, eretto in 28 arcate, alto 9 metri e largo 3, che doveva servire a facilitare la fuga della famiglia signorile verso le fortificazioni in caso di emergenza. Quest'ultima sorprendente opera fu demolita nel 1777.

Il quartiere di Santa Lucia. Forse il più ignobile scempio della modernità sulla bellezza cittadina prese corpo nel 1921, quando un progetto di tre anni precedente per la riqualificazione dei quartieri Ghetto e Santa Lucia si concretizzò nella decisione di radere al suolo 20 mila metri quadrati di città medievale, da via Santa Lucia a via San Fermo una borgata vivissima composta di case di mattoni in un fitto intrico stradale nei cui stretti vicoli brulicava letteralmente vita, attività commerciali, chiese e oratori. Al posto del quartiere sventrato sorsero i palazzi di piazza Insurrezione, le strutture di Largo Europa e piazzetta Conciapelli, cancellando per sempre una porzione di città di bellezza uguale a quella del Ghetto.

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