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Martedì, 30 Novembre 2021

Padova medievale, l'inquisizione e il caso di Pomponio Algeri

È opinione comune che il tribunale dell’Inquisizione sia stato lo strumento ordinario utilizzato dalla Chiesa cattolica per combattere l’eresia. In realtà, garantire l’ortodossia è compito anzitutto dell’episcopato, cui spetta non solo insegnare le verità della fede, ma anche difenderle contro quanti le insidiano; inoltre, soltanto entro certi limiti è corretto parlare di un tribunale inquisitoriale. Infine, occorre specificare che lo stesso nome spetta sia all’istituzione sorta nel secolo XIII, la cosiddetta Inquisizione medioevale, sia all’Inquisizione spagnola, creata da Papa Sisto IV (1471-1484), nel 1478, su sollecitazione della regina Isabella di Castiglia (1451-1504) e di re Ferdinando d’Aragona (1452-1516), sia alla Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione, istituita da Papa Paolo III (1534-1549) nel 1542 e che i casi di inquisizione "sanguinaria" furono in realtà statisticamente di molto inferiori ai normali procedimenti.

A PADOVA. L'Inquisizione fu presente a Padova sin dal XIII sec., gestita prima dai domenicani e poi dai francescani (a partire della gestione francescana la sede del tribunale fu il convento di Sant'Antonio). Su questa struttura preesistente si installò la nuova Inquisizione dopo la creazione della Congregazione del Sant'Uffizio (1542) e il controllo del tribunale fu mantenuto dai francescani del convento del Santo. Le vicende della "moderna" Inquisizione padovana si legano indissolubilmente a quelle dell'Inquisizione di Venezia, presso la quale furono trasferiti numerosi processi.

IL CASO. Il caso più eccellente è stato quello di Pomponio Algieri, poi estradato a Roma dalle autorità veneziane e giustiziato a piazza Navona. Dai primi interrogatori affermò con costanza le sue convinzioni, non riconoscendo l'autorità della Chiesa romana e del papa, negando la transustanziazione, il culto dei santi, l'esistenza del purgatorio, e rifiutandosi di abiurare. L'Inquisizione di Padova ebbe un certo ruolo nel controllo delle opinioni eterodosse che si diffondevano nella celebre università cittadina, pur frenata dalle autorità veneziane (in particolare in merito ai casi degli studenti provenienti da paesi protestanti), interessate a preservare il prestigio dello Studio patavino, legato anche a una certa libertà d'insegnamento. L'attività inquisitoriale (ormai molto blanda nella seconda metà del Settecento) cessò con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797.

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