Mercoledì, 19 Maggio 2021

Padova, spicchi di natura rigogliosa Ecco tre luoghi insoliti e bellissimi

In città, a Rubano, a Montegrotto Terme. Lasciando fuori dal novero luoghi noti a tutti come gli splendidi Giardini dell'Arena o il maestoso Orto Botanico, tre luoghi meravigliosi che persino molti padovani ignorano

Parco Treves

Immergersi nel verde nel bel mezzo della città o nelle sue immediate vicinanze? Certo, perché no? Un osservatore superficiale resterà incredulo nel constatare che, malgrado la megalopoli diffusa che da Venezia corre per lo meno fino a Verona, il territorio padovano sa offrire ancora spicchi di natura rigogliosa, adatta sia agli spiriti più avventurosi che a chi semplicemente vada cercando un po' di meritato relax, data l'abbondanza di parchi pubblici attrezzati e spesso artisticamente spettacolari. Lasciando fuori dal novero luoghi noti a tutti come gli splendidi Giardini dell'Arena o il maestoso Orto Botanico, scopriamo assieme tre luoghi insoliti e bellissimi, che persino molti padovani ignorano.

PARCO TREVES. Progettato e realizzato fra il 1829 e il 1835, in stile romantico inglese, dall'architetto Giuseppe Jappelli, il parco Treves, in via d'Alviano a Padova, è un insolito, meraviglioso scrigno di pace e arte a pochi passi da via San Francesco e da piazzale Pontecorvo, in pieno centro cittadino. Seriamente danneggiato durante la guerra, il parco è stato poi magistralmente restaurato e si apre alle visite ­da novembre a febbraio, dalle 14 alle 16, in marzo, aprile e ottobre, dalle 10 alle 16, e nei restanti mesi, dalle 10 alle 18,­ con tutto il suo carico artistico e paesaggistico: dagli alberi straordinariamente vari, sia nella loro fisionomia che nel colore del fogliame, ai fregi architettonici, dalla pavimentazione in coccio pesto all'ex serra delle palme, dall'alveo della "cavallerizza" all'imbarcadero fino alla scaletta della "Lavandaia". Il tutto incorniciato da una spettacolare vista sulle cupole del Santo.

PARCO ETNOGRAFICO. Interessantissimo, sia dal punto di vista naturalistico che dal punto di vista culturale, il parco Etnografico, in via Valli a Rubano, è il risultato di una sapiente conversione di una vecchia cava di sabbia: il perfetto esempio di come la natura e l'opera dell'uomo, per una volta tendente alla giusta direzione, sappiano recuperare persino il più disastrato dei territori. Attorno al cuore del parco, un laghetto di ben dieci ettari si allarga in una zona umida paludosa, habitat ideale per numerose specie animali e vegetali; l'area verde si allarga quindi ad ampie zone di prato e di bosco, ma l'offerta del parco Etnografico non si ferma alla natura. Deve infatti il suo nome al Museo Etnografico, sito in un caratteristico casone veneto dal tetto di paglia, completandosi poi di un'artea adibita a orto sociale, un ristorante, una fattoria didattica e un forno per il pane. Il tutto nella nobile ottica di trasmettere i valori connessi all'ambiente e alla cultura dello sviluppo sostenibile, ma anche della tradizione e del radicamento sul territorio.

PARCO DI VILLA DRAGHI. Ben noto alla popolazione di Abano Terme, Montegrotto e Monselice, il Parco di Villa Draghi, in via Enrico Fermi a Montegrotto, uno dei più estesi parchi collinari veneti, con ben 32 ettari di bosco inerpicati sulle pendici del Monte Alto, comprende l'omonima villa neogotica recentemente restaurata dal comune di Montegrotto Terme. Perdendosi fra i suoi sentieri, si attraversano piccole radure che offrono effetti prospettici di rara varietà, dalle ampie vedute ai brevi squarci fra gli alberi, dalla vista sulla pianura alle piccole borgate in lontananza fino ai piccoli corsi d'acqua, alle sorgenti termali e alle aree agricole. Anche la flora è ricca e varia, con i boschi di quercia e castagno che si alternano a lembi di macchia mediterranea.

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