Padova da Vivere

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Primati padovani: Ponte San Benedetto, il primo sospeso su corde di ferro in Italia

Ponte San Benedetto a Padova

Ponte San Benedetto è uno dei più suggestivi di Padova, complice forse anche l’atmosfera del luogo in cui si trova, l’omonima riviera. Sembrerebbe proprio un angolo di Parigi in città, con i quattro lampioni e il leggero arco liberty in ferro battuto che sembra un ricamo fatto all’uncinetto. In tutte le guide di Padova si legge che un ponte, in questo luogo, c’era sin dal Duecento, in legno, ricostruito poi nel Cinquecento sempre nello stesso materiale, mentre quello che vediamo risale al 1881. Ma soltanto qualcuno riporta un fatto davvero curioso, che ha fatto salire la città agli onori delle cronache specialistiche del tempo.

IL PRIMO PONTE SOSPESO D’ITALIA. Il ponte di legno cinquecentesco crollò infatti nel 1808, ma per il ponte attuale bisogna aspettare circa settant’anni, e nel frattempo? Nel frattempo in questo luogo venne costruito dall’ingegner Anton Claudio Galateo, Colonnello del Genio, il primo ponte sospeso su corde ordite a fil di ferro in Italia. Ebbene sì, un primato mica da niente. Si trattava, peraltro di un'impresa particolarmente complessa a causa del poco spazio a disposizione, ma l’ingegnere portò a termine brillantemente l’opera e il 10 agosto 1828 una folla accorse all’inaugurazione mettendo alla prova il nuovo ponte, lungo 26,80 metri e largo 3,75, che fortunatamente funzionò.

MA I PADOVANI… Una dettagliata descrizione tecnica del prodigioso manufatto, per gli esperti del mestiere che volessero saperne di più, è contenuta negli «Annali Universali di statistica, economia pubblica, storia, viaggi e commercio» – insomma, di tutto un po’ – del luglio, agosto e settembre 1832, ma l’articolo termina già con un presagio nefasto: «Sebbene per quel monumento, Padova, sede insigne di ogni sapere, ricevesse nuovo lustro e vantaggio – si legge - e che il Colonnello Galateo vi avesse prestata gratuita la sua opera e potesse avervi contratto, esposto al sole ed al vento per più mesi, quella malattia di petto per cui presto infermò, e finalmente morì; pure egli soffrì il rammarico d’invocar invano quella annua intonacatura e tenui riparazioni col mezzo delle quali soltanto assicurar se ne può una lunga conservazione». Per farla breve, gli ingrati padovani non ebbero cura dell’innovativo ponte e lo lasciarono rapidamente deperire, tornando poi ai cari, vecchi, noiosi ponti.

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