Padova da Vivere

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Quando per difendere Padova si stava per cancellare il Santo

Pare impossibile, ma c'è stato un tempo, nella storia di Padova, in cui la guerra, o almeno la preparazione ad essa, stava per inghiottire e cancellare per sempre uno dei suoi tre simboli, la Basilica del Santo.

Pochi, pochissimi sanno che Padova è dotata di una cinta muraria fra le più estese e complete d'Europa, con i suoi undici chilometri di lunghezza, dodici torrioni, sette baluardi e cinque porte, il sistema difensivo padovano è un'opera davvero mastodontica, meticolosa e possente, all'epoca della sua construzione avveneristica per il suo adattamento precoce alle nuove tecniche di combattimento.

Furono costruite infatti all'inizio del '500, quando appena da mezzo secolo l'artiglieria aveva fatto la sua comparsa massiccia sui campi di battaglia, ciononostante rimasero per molti secoli ben adeguate alle esigenze belliche malgrado la costante evoluzione delle tecniche d'assedio; il merito fu principalmente del capitano di ventura Bartolomeo D'Alviano, progettista e supervisore della cinta muraria, il quale, seppur geniale nel suo campo, doveva avere un difetto non indifferente, ossia quello di non veder altro che la sua professione.

D'Alviano non esitò infatti, nella realizzazione della sua opera, a sconvolgere completamente la città: nel suo progetto, infatti, era previsto che di fronte alle mura fosse predisposta una cintura piana e sgombra da edifici e persino alberi, profonda addirittura un miglio, che corresse tutt'attorno alla città per evitare che qualsiasi nemico trovasse copertura nell'avvicinarsi alle mura. Il concetto è ineccepibile dal punto di vista militare... un po' meno da quelli paesaggistico e architettonico, dato che la zona che D'Alviano si proponeva di "pelare" non era certo desertica.

Per far spazio alla terra di nessuno voluta dal capitano di ventura fu smembrata la Certosa di Padova, poi ricostruita a Vigodarzere, sparirono il Lazzaretto, il monastero di Santa Maria di Porciglia, Bacchiglione e Piovego vennero deviati distruggendo i sistemi di irrigazione della prima bassa cittadina, intere piccole conurbazioni limitrofe alla città vennero cancellate in quel processo di "disboscamento urbano" che rimase nella memoria dei padovani con il nome di "El guasto". Al culmine della sua psicosi da trincea, Bartolomeo D'Alviano accarezzò perfino l'idea di demolire nientemeno che la Basilica del Santo, che avrebbe dovuto lasciar spazio forse a una grande piazza d'armi. Fortunatamente, però, il podestà Andrea Gritti lo dissuase. 

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di caio551
    caio551

    La stessa strategia costruttiva che utilizzò a Treviso 

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