Coronavirus e attività edili: l’83% delle imprese padovane è preoccupata per il futuro

L’indagine di Edilcassa è stata fatta su 600 imprese l’edilizia artigiana padovana (edili, posatori, pittori). Giovanni Varotto: «Il settore potrà ripartire solo mettendo a disposizione tutte le risorse economiche possibili e pagando imprese e fornitori in tempi ridotti»

7mila imprese 9mila addetti, una delle colonne portanti della nostra economia. Questa è l’edilizia artigiana padovana (edili, posatori, pittori), una realtà duramente colpita dall’emergenza Covid-19. «Non si tratta solo di un’emergenza sanitaria, ma anche di un allarme economico e sociale che dev’essere affrontato con azioni pianificate. Ragion per cui bisogna pensare non solo a fronteggiare il momento, ma anche la fase di ripartenza -a sottolinearlo è Giovanni Varotto, Coordinatore del Sistema Casa di Confartigianato Imprese Padova. Il settore potrà ripartire solo mettendo a disposizione tutte le risorse economiche possibili e pagando professionisti, imprese e fornitori in tempi ridotti».

I dati

L’influenza del coronavirus sulle attività edili: i risultati dell’indagine di Edilcassa a supporto delle preoccupazioni della categoria, ci sono i risultati della “indagine sugli effetti del coronavirus sulle imprese del settore delle costruzioni in Veneto e a Padova, durante il primo mese di lockdown” realizzata da SmartLand per conto di Edilcassa Veneto, da cui emerge che l’83% degli intervistati ha già sentito l’impatto in modo molto/abbastanza rilevante e si dichiara preoccupato per il futuro. Un altro 7% ha dichiarato di aver sentito l’impatto ma di non aver preoccupazioni per il futuro. La crisi è sentita in eguale misura dalle imprese artigiane e da quelle non artigiane ma è sentita nei toni più preoccupati dalle imprese di piccola dimensione, per il 56,2% delle quali l’impatto è stato molto rilevante e le preoccupazioni per il futuro sono molto alte, valore che per le imprese con 10 e più addetti scende al 42,5%.

Le analisi sull’impatto della chiusura dei cantieri

Il 10% degli intervistati a Padova ha dichiarato di aver già iniziato a studiare le strategie più adatte per affrontare la crisi, un altro 26% di aver fatto una analisi dell’impatto potenziale sulla propria attività ma di non aver ancora studiato strategie, mentre oltre il 63% di intervistati ha dichiarato di non aver fatto ancora analisi e di attendere l’evolversi della situazione. La percentuale di imprese che hanno avviato analisi e ipotizzato strategie sale al diminuire della dimensione, segno che la maggiore strutturazione consente, almeno nel breve periodo, di reggere meglio la crisi e attendere l’evoluzione degli eventi.

Trovare soluzioni

Con la chiusura dei cantieri e la ripresa delle attività a inizio maggio, il 43% degli intervistati ha dichiarato che l’impatto sarà finanziariamente rilevante e le imprese dovranno trovare soluzioni, mentre il 47% si troverà a mettere in atto tutti gli strumenti di emergenza (CIG, ecc.), mentre il 10% degli intervistati ha dichiarato che l’impatto sarà significativo ma non rilevante.

Perdita di fatturato

Dal punto di vista delle attese di perdita del fatturato, le stime con la chiusura dei cantieri fino all’inizio di maggio prevedono perdite oltre il 30% per 2 imprese su 10, con un 1,8% che ipotizza un calo del 70%. Il 30,3% degli intervistati prevede perdite di giro d’affari tra il 20% e il 30%, dal 10% al 20% per il 26,6% degli intervistati e, fino al 10% per il 23%.

L’accesso ai finanziamenti agevolati

Sul fronte degli aiuti inseriti nel “Decreto liquidità” il 16% degli intervistati ha dichiarato di essersi già attivati con le proprie banche di riferimento, il 13% dichiara di averne bisogno ma di non aver ancora deciso, il 14% di imprese attende invece la Fase 2 per decidere se utilizzarli, mentre prevale per il 32% un attendismo rispetto alle proprie valutazione e un altro 24% di imprese dichiara di non aver problemi finanziari nel breve periodo.

«Senza risorse, per le nostre imprese diventa difficile»

«Rischiamo una ‘falsa partenza’ se non verranno affrontati e risolti i tanti problemi -afferma Varotto-. Senza risorse, per le nostre imprese diventa difficile sostenere i maggiori costi per la sicurezza, di cui le stazioni appaltanti pubbliche e i nostri committenti privati dovranno tenere conto anche nei contratti in essere. Ma la lista degli interventi è ben più lunga. Innanzitutto, servirebbe un approccio di sistema che tenga conto delle situazioni familiari. Diventa difficile realizzare piccoli lavori in casa se le famiglie sono alle prese con questioni legate alla gestione dei figli, in questa situazione di emergenza e non hanno tempo, nella quotidianità, di affrontare serenamente interventi di ristrutturazione o riqualificazione a casa propria. E poi bisognerebbe mettere le mani su quel fardello di burocrazia rappresentato dal Codice dei contratti pubblici che paralizza le procedure di gara come anche sulle lungaggini legate ai titoli abilitativi per gli appalti privati. Bisogna intervenire in maniera importante sul Codice attraverso il suo Regolamento attuativo, ancora in fase di discussione, semplificando le procedure di affidamento diretto ed estendendone l’efficacia anche alle imprese di prossimità per la manutenzione del patrimonio pubblico».

Le priorità di intervento

«Nell’uscire da questa crisi - conclude - non vanno dimenticate quelle che erano e rimangono le priorità di intervento sul patrimonio abitativo delle famiglie e in generale sull’edilizia pubblica (infrastrutture, scuole etc.): l’efficienza energetica e sicurezza. Resta per noi in cima all’agenda la necessità di fornire al mercato abitazioni più moderne in termini di sicurezza, efficienza e qualità in relazione anche ai cambiamenti demografici in atto che vedono, nei “nuovi anziani”, un mercato in espansione alla ricerca di accessibilità ai servizi e semplicità di utilizzo anche grazie alla domotica».

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