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Accoglienza profughi, "A Padova parrocchie già mobilitate da mesi"

Dopo l'appello del Papa, che ha invitato le comunità parrocchiali ad aprire le porte ai migranti, è intervenuto don Luca Facco, direttore della Caritas locale, parlando dell'impegno in provincia e di microaccoglienza

Parrocchie padovane mobilitate da tempo per l'accoglienza dei migranti. Lo ha detto don Luca Facco, direttore della Caritas di Padova, a commento delle parole di papa Francesco, che, durante l'Angelus, ha invitato le comunità parrocchiali ad aprire le porte ai profughi in arrivo in Italia.

LA MICROACCOGLIENZA. "Noi l'accoglienza la facciamo già da tempo grazie alle parrocchie - ha dichiarato don Luca Facco - da una parte si dà risposta ad un bisogno, dall'altra è un'occasione per fare della microaccoglienza diffusa, che garantisce dignità alle persone e permette una reale integrazione. Noi finora abbiamo sempre e solo chiesto la disponibilità alle parrocchie e alle comunità cristiane e religiose di mettere a disposizione le loro strutture, non avendo strutture Caritas dedicate - ha aggiunto, ricordando che finora la chiesa di Padova ha accolto circa un centinaio di profughi, tutti con soluzioni di micro-accoglienza".

L'IMPEGNO DELLE PARROCCHIE PADOVANE. "Abbiamo una ventina tra uffici diocesani e parrocchie che si sono attivati. Ospitiamo gruppi al massimi di cinque o sei persone - spiega don Luca - perché questa soluzione consente un reale incontro tra i profughi e la comunità. Questo per noi è un aspetto fondamentale: non basta trovare dei muri, se poi queste persone sono ghettizzate. Noi vogliamo che questa situazione diventi un'occasione di crescita per tutti: per i profughi, che nel contatto con i cittadini possono imparare la lingua e attivarsi con lavori di pubblica utilità, ma anche per i cittadini".

LA PARROCCHIA DI SANTA TECLA. . Sul territorio euganeo si parla di una decina di parrocchie da mesi impegnate su questo fronte. L'espempio migliore di questo progetto è la parrocchia di Santa Tecla ad Este: qui, lo scorso ottobre, hanno avuto luogo anche alcuni corsi di italiano e di "usi e costrumi" italiani, in modo da favorire l'integrazione.

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