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Accoltellò la moglie, torna alla Prandina "L'ho fatto perché usciva spesso la sera"

Il richiedente asilo 34enne del Burkina Faso che il 25 luglio scorso ferì gravemente la consorte nel centro di prima accoglienza di Padova si è fatto vivo spontaneamente, una settimana dopo. E' stato denunciato per lesioni gravi

Si è presentato di sua spontanea volontà a una settimana esatta dal truce episodio di cui si era reso resonsabile. Lunedì sera, intorno alle 22, K.A., 33enne del Burkina Faso, il richiedente asilo ricercato dalla polizia perché aveva accoltellato la moglie, si è fatto vivo nel centro di prima accoglienza dell'ex caserma Prandina di via Orsini a Padova.

"USCIVA TROPPO SPESSO LA SERA". Ricevuta la segnalazione dai gestori della struttura, l'uomo è stato prelevato e accompagnato in questura, dove è stato fotosegnalato e indagato a piede libero con l'accusa di lesioni gravi. Il 33enne ha anche riferito di aver agito per gelosia, in quanto, a suo dire, la moglie usciva troppo spesso la sera. Gli è stata revocata l'accoglienza alla Prandina. La donna è tuttora ricovera nel reparto di Chirurgia dell'ospedale di Padova.

IL FATTO. L'episodio risale al 25 luglio scorso. Protagonista una coppia sbarcata in Italia il 29 giugno e dal 30 giugno già a Padova. Vittima una nigeriana di 29 anni, gravemente ferita dal marito con un coltello da cucina all'addome. La coppia aveva cenato e, in base a quanto riferito da un testimone, i due avrebbero avuto un diverbio che però non avrebbe fatto presagire l'efferato epilogo. La donna si era infatti allontanata per mangiare un frutto, seduta di fronte al prefabbricato posizionato di fronte al cancello della Prandina, quando il marito l'avrebbe colpita con un fendente all'addome. Mentre lei veniva soccorsa e trasportata d'urgenza in ospedale per essere sottoposta ad un delicato intervento chirurgico, lui era riuscito a fuggire. Qualche ora dopo, la polizia aveva rinvenuto l'arma, un coltello di circa 30 centimetri di lunghezza, con una lama di 18, recuperato a una ventina di metri dal punto del ferimento, in una zona buia, all'interno del centro di prima accoglienza.

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