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Cronaca Piazze / Piazza Garibaldi

«Accusato di diffamazione, ma a distanza di mesi non si sa ancora il nome di chi mi ha aggredito»

L'avvocato Stefano Barillari mostra le fotografie che lo ritrarrebbero per terra dopo l'aggressione e non si spiega «come non sia mai stato identificato chi mi ha fatto finire al pronto soccorso». Nel frattempo deve difendersi dalle accuse che vedono lui come assalitore

L’avvocato Stefano Barillari non ci sta. L’accusa di calunnia, la possibilità di finire sotto processo dopo aver denunciato un’aggressione, gli sembra troppo. Ci riceve nel suo ufficio in Piazza Garibaldi per raccontarci la sua verità di quella notte e come ha reagito a questa accusa che è, a suo dire, incomprensibile. 

«A terra»

«Quello, quello sono io per terra. A fianco si vede invece il giovane con la maglietta bianca che mi ci ha fatto finire, così disteso. Questa vicenda ha del paradossale». Ce lo dice mostrandoci le immagini, i frame della videosorveglianza, che sono contenuti nel fascicolo delle indagini che lo riguardano, risultato della sua denuncia fatta in seguito all'episodio. L’avvocato che con una lista civica vuole tentare la corsa a Palazzo Moroni si è però ritrovato da aggredito ad aggressore, con il rischio molto concreto di finire davanti al giudice per diffamazione. In pratica per aver raccontato il falso. E lui non ci sta.  

Il giuslavorista si è quindi, di nuovo, ritrovato sui media, questa settimana, per la vicenda avvenuta la notte tra il 3 e il 4  settembre in piazza Duomo, perché rischia di finire a processo. «Ho perfino letto che quello che ho raccontato quella sera non sarebbe avvenuto, scritto come fosse un fosse acclarato. Mi pare eccessivo, visto che sono finito in ospedale, che ho riportato diversi traumi ed avevo il volto tumefatto quando è arrivata l’ambulanza. Poi siccome il punto in cui finisco a terra è nell’angolo cieco rispetto alle inquadrature delle telecamere, non si vede bene, oltre a non sentirsi, cosa è accaduto. Ma che io sono per terra, si vede, eccome». E ce lo indica più volte, come riportiamo nel video. 

Candidatura

L’avvocato si dice molto dispiaciuto di questa situazione, ma allo stesso tempo è battagliero. «Dovrei essere sui giornali per la mia candidatura a sindaco e per i progetti e le idee che ho per Padova, non perché rischio di andare a giudizio per aver diffamato non si sa neppure chi. Perché non è dato sapere chi mi ha messo le mani addosso quella sera. Però nei verbali risultano le dichiarazioni dei testimoni, che fatalmente sarebbero i suoi amici». Lei non può produrre testimoni? «Io stavo rientrando da solo, non c’era nessuno con me». Secondo i carabinieri che sono intervenuti lei sembrava molto agitato, come una persona che aveva bevuto: «Ho pagato pure una sanzione per quello, ma è assolutamente contestabile. Sono cose di cui si occupa il mio legale, l’avvocato Emanuele Scieri, ma ho subito pagato con riserva di ripetizione. Loro, la multa la fanno in automatico, quindi la si paga subito e poi la si va a contestare. Loro, i carabinieri, mi hanno visto particolarmente agitato, nervoso, questo è vero. C’erano tre pattuglie oltre l’ambulanza. Ma prima che arrivassero, che chiamassi i soccorsi, ero rimasto a terra tre minuti. Non potevo certo essere tranquillo».

Chi?

Infine una considerazione: «Nonostante la mia denuncia non sono ancora stato informato, su chi mi ha picchiato? Questo non si sa però mi ritrovo accusato di calunnia in base a due testimonianze di persone vicine a colui che mi ha aggredito e dai cui fotogrammi si evidenzia, come mostrato, che ero a terra».

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