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Cronaca

Le tolgono il figlio, dato in adozione Corte europea condanna l'Italia

Strasburgo contesta la violazione dei diritti umani nei confronti di una madre padovana abbandonata dal compagno e malata alla quale è stato negato di avere contatti col suo bambino affidato a un'altra famiglia

Abbandonata dal compagno, malata e lavoratrice, perde il figlio, che le viene sottratto e dato in adozione senza che le sia concesso nemmeno più di incontrarlo. Come riporta Il Mattino di Padova, la vicenda di una madre residente nel capoluogo euganeo e oggi 46enne, è approdata alla Corte europea di Strasburgo che, per le modalità con cui è stato gestito il caso, ha condannato il governo italiano per violazione dei diritti umani imponendo un risarcimento di 40mila euro alla donna.

L'ADOZIONE. Il calvario di questa mamma ha inizio nel 2004 quando, dopo essere rimasta incinta, viene lasciata dal compagno. Lei porta a termine la gravidanza ma durante il parto viene colpita da un'ischemia. I servizi sociali la prendono in carico e le sue condizioni di salute migliorano ma restano comunque precarie. Nonostante tutto riesce a guadagnarsi un posto all'ospedale di Padova per mantenere sé stessa e il figlio. La malattia e i turni di lavoro però le impediscono di seguire in modo adeguato il piccolo, che in orario diurno viene affidato a un'altra famiglia. Quando questa non può più occuparsene la madre lo affida a una coppia di vicini, ma i servizi sociali non vengono informati e contestano la sua decisione. Siamo nel 2007, il tribunale dichiara l'adottabilità del bambino, preso in carico da un altro nucleo familiare. Nel luglio 2008 dal palazzo di giustizia di Venezia arriva il colpo di grazia: diritto di visita sospeso, la madre non potrà più nemmeno incontrare suo figlio perché secondo la sentenza quei contatti sarebbero fonte di turbamento per il minore. Inizia una battaglia legale da parte della donna che chiede le sia concesso di vedere il figlio anche sotto la sorveglianza dei servizi sociali, opportunità che le viene negata con altre due sentenze.

IL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA. Non rimane che tentare il ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo e il 21 gennaio Strasburgo condanna all'unanimità il governo italiano contestando la violazione dei diritti umani e in particolare la violazione del principio di continuità familiare. Secondo i giudici le autorità competenti non hanno messo in atto misure concrete di assistenza sociale che avrebbero garantito alla madre di mantenere il legame con il figlio. A meno che il governo non la impugni entro il 21 aprile, la sentenza diventerà definitiva.

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