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Alluvione 2010, dopo l'esposto del Comitato la Procura apre un'inchiesta

A 2 anni dal disastro ambientale che mise in ginocchio migliaia di famiglie e imprese in particolare di Casalserugo, Bovolenta e Ponte San Nicolò, in tribunale a Padova è stato aperto per la prima volta un fascicolo

Non ci sono per ora nomi di indagati nè ipotesi di reato. C'è però comunque quel nuovo fascicolo, a distanza di due anni dai fatti, il primo aperto dalla Procura di Padova per indagare sull'alluvione "dei Santi" del 2 novembre 2010.

L'ESPOSTO DEGLI ALLUVIONATI. L'inchiesta è stata avviata sulla scorta dell'esposto depositato lo scorso giugno dal Comitato Alluvione Veneto 2010. Un centinaio i firmatari, residenti nei comuni più colpiti dalla catastrofe: Casalserugo, Bovolenta, Ponte San Nicolò. Paesi che si trasformarono in un bacino "naturale" di raccolta delle acque del fiume Bacchiglione in piena dopo la rotta dell'argine del canale Roncajette nelle vicinanze dell'omonima discarica.

L'INCHIESTA 2 ANNI DOPO. Decine e decine i milioni di euro di danni accumulati tra enti pubblici, privati cittadini e aziende. Ed ora, con una nuova stagione di piogge in arrivo, la preoccupazione che un evento simile non sia poi così del tutto eccezionale, che poco o nulla ancora si sia fatto in questi due anni per arginare in futuro un nuovo simile pericolo. Gli alluvionati nel loro esposto, oltre a chiedere gli interventi fatti in questi anni per garantire sicurezza idrogeologica al territorio lanciano anche l'accusa di un'emergenza "gestita male", lamentando ritardi nell'avvisare la popolazione in tempo del rischio tangibile di rottura degli argini. Proprio su questi punti, cercherà ora di far luce la magistratura padovana. Precisamente, due anni dopo.

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