Anti-caccia: "Siamo il 78,8 99 %!"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Anticaccia, su la testa! Siamo il 78,8 per cento!

È quanto emerge dalla 27a edizione (2015)  del Rapporto Italia di Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali.
“Si conferma ancora, e anzi si rafforza, la sensibilità degli italiani verso il mondo degli animali” – scrivono dall’Istituto – “Il 78,8 % si dichiara contrario alla caccia, mentre soltanto un quinto della popolazione (21,2%) si trova ad essere d’accordo con tale pratica, contro il 24,4% dello scorso anno (-3,2 %).  La caccia raccoglie dissensi trasversali”.

E così, ecco ripresentarsi lo schema che da sempre caratterizza, nel passato come oggi, la Storia dell’uomo: ai tempi della Rivoluzione francese, nobiltà e clero, il 2% della popolazione, opprimevano il Terzo Stato,  il restante 98% della popolazione francese; oggi, in un contesto di plutocrazia e strapotere della finanza neoliberista, lobby economiche e grandi imprese (forse l’1% della popolazione mondiale) scaricano i costi della crisi sul restante 99%, i “poveracci” di Natalino Balasso. Un’inquietante analogia con la lobby venatoria dei giorni nostri: i cacciatori rappresentano circa l’1% della popolazione italiana! . Il modello è sempre lo stesso: una minoranza distruttiva e vessatoria che riesce ad imporre la propria volontà ed una maggioranza controllata, tacita e sottomessa incapace di reagire.

Era il 3 giugno 1990 quando si votarono per la prima volta i Referendum abrogativi che avrebbero, di fatto, decretato la fine dell’attività venatoria in Italia. Andò alle urne circa il 43% degli aventi diritto, percentuale non sufficiente per raggiungere il quorum. Tuttavia, oltre il 90% dei votanti si pronunciò contro la caccia e contro l’uso di pesticidi in agricoltura.
Con il Referendum del 15 giugno 1997, venne proposto nuovamente il quesito: “Sei favorevole ad abolire l’accesso ai fondi privati?”. Anche in questo caso, la percentuale dei votanti non raggiunse il quorum e si arenò su un 30,2%, ma si assistette di nuovo, ad un 80,9% di cittadini contrari alla violazione dei fondi privati.

Dopo 22 anni dal primo Referendum sulla caccia si sarebbe dovuto tenere, in data 3 giugno 2012, un nuovo Referendum, in Piemonte, finalizzato a regolamentare più severamente l’attività venatoria, per far fronte alle stringenti questioni delle specie in via d’estinzione e dell’incolumità dei cittadini. Si giunse, così, al colpo di mano della maggioranza di Destra del Consiglio regionale piemontese che, con una piccola legge truffa, cancellò il Referendum e, con esso, anche la Democrazia in Piemonte. Ma la Crisi ambientale avanza implacabile e si sono già varcati molti punti di non ritorno, anche per le specie animali il cui tasso di estinzione attuale, secondo le stime più prudenziali, è di circa cento volte più elevato del normale. 

Dal Veneto arriva un nuovo video, firmato dall’eco-regista militante Massimo Marco Rossi, che rilancia i grandi temi anticaccia: “Caccia in Veneto: tutto bene? Notizie ed opinioni delle associazioni ambientaliste”. https://youtu.be/SLqsBzh6NME 
Un passo avanti verso la consapevolezza che siamo il 78,8 percento, anzi, il 99 percento.
Aboliamo la caccia prima che sia troppo tardi.
Non permettiamo alla lobby venatoria di spadroneggiare.

Gruppo d’Intervento Giuridico – Veneto
Ente Nazionale Protezione Animali – Padova
Coordinamento Protezionista Padovano

CACCIA IN VENETO. TUTTO BENE ?  16.01.2016
D.20.29
Veneto. Il fronte anticaccia è in piena espansione. Sei esponenti delle associazioni ambientaliste rilanciano i grandi temi in difesa degli animali per contrastare i cacciatori: l’1% della popolazione italiana che riesce  ad imporre la propria volontà a dispetto del 78,8 % degli italiani che si dichiara espressamente contrario alla caccia.
https://youtu.be/SLqsBzh6NME 
 

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