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I carabinieri davanti alla palazzina che ospita l'appartamento della madre di Rizzi

I carabinieri davanti alla palazzina che ospita l'appartamento della madre di Rizzi

Torna ad affittare a clandestini la casa sotto sequestro: proprietario recidivo in manette

Lunedì un blitz aveva fatto scoprire otto irregolari nascosti nell'appartamento del 44enne, che nonostante il sequestro ha subito ripreso l'attività illegale ed è stato arrestato

Sono bastati pochi giorni a Ersan Rizzi per rimettere in piedi la sua attività di affittuario illegale. Il kosovaro è stato scoperto più volte a stipare clandestini in un appartamento di via Col Berretta senza nessuna autorizzazione, guadagnando migliaia di euro al mese. Denunciato lunedì scorso, è stato nuovamente sorpreso e arrestato ieri dopo aver rotto i sigilli sulla porta.

Il blitz

I carabinieri del Norm e di Prato della Valle si sono recati giovedì pomeriggio al civico 9 di via Col Berretta, in zona aeroporto. Lo scopo era verificare se Rizzi, visti i suoi precedenti, avesse smesso di ospitare irregolari nell'abitazione intestata all'anziana madre. Nonostante l'appartamento fosse stato posto sotto sequestro lunedì scorso, il kosovaro ha rotto i sigilli e ha ripreso a sistemarvi gli immigrati. Lo hanno infatti trovato dentro la casa insieme a un tunisino, prova sufficiente a far scattare l'arresto per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

L'arresto

Rizzi in più occasioni è stato scoperto a ospitare persone senza alcun titolo per poter vivere in Italia. Li stipava nell'alloggio di sua proprietà, chiedendo a ciascuno fino a 400 euro al mese, cosa che gli era costata in passato anche l'accusa di estorsione. La notte tra domenica e lunedì un blitz dei carabinieri aveva portato a scoprirne otto, ma il sospetto è che molti di più ne siano transitati in quella casa. Sospetto confermato dal fatto che Rizzi, nonostante diverse denunce, pare non avesse alcuna intenzione di abbandonare l'attività. Mentre il 40enne tunisino veniva identificato, il kosovaro è stato ammanettato e il successivo processo per direttissima ne ha disposto la custodia cautelare ai domiciliari.

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