Massacrò a martellate due banchieri, ora ruba biciclette. Secondo arresto in pochi giorni

É stato scoperto per la seconda volta in meno di tre settimane a tranciare il lucchetto di una bicicletta in centro. Dopo la condanna per una violenta rapina, è di nuovo in arresto

Lo hanno ammanettato lunedì, quando ha derubato un turista straniero. Ma Thomas Zandonà non è un semplice ladro di biciclette.

Il precedente

Quarantenne nato a Sacile, a Padova è stato protagonista di una serie di denunce e arresti per piccoli furti, puntando negozi e soprattutto biciclette. L'ultimo fermo risale al 27 marzo, quando è stato sorpreso in piazzetta Garzeria armato di tronchese. Condannato a un anno e due mesi con patteggiamento, è tornato libero. Almeno fino a ieri.

L'arresto

Sono le 14 di lunedì quando una volante passando per piazza delle Erbe nota un uomo sbracciarsi. É un turista tedesco di 45 anni che spiega di essere stato derubato poco prima della sua bicicletta. Raccolto l'identikit del ladro, lo rintracciano poco lontano: ha ancora il mezzo e una grossa tenaglia. Gli vengono contestati il furto aggravato e il porto ingiustificato di arnesi da scasso, scattano le manette e torna davanti al giudice. Già gravato dal divieto di dimora a Padova, viene condannato a sei mesi con obbligo di dimora nel Pordenonese.

La tragica rapina

Ma la carriera criminale di Zandonà comincia all'inizio degli anni Duemila quando, poco più che ventenne, si rende protagonista di un'efferata rapina. É il 24 aprile 2003: raggiunge la filiale Bnl di via Ruffo a Sacile, vuole un finanziamento per comprare una moto. Si presenta in pausa pranzo, facendosi aprire dalla ex compagna di scuola Marzia Tonitto che è sola in banca con il collega Claudio Bonanni. Cerca di convincere la ragazza (all'epoca 24enne), ma quando capisce di non avere speranze aspetta che lei si volti e la aggredisce a martellate. I rumori richiamano Bonanni e Zandonà lo colpisce sfondandogli il cranio. Poi prende i contanti, scappa e va ad acquistare la moto.

Il processo, il carcere, i domiciliari

Gli inquirenti arrivano a lui in poche ore. Marzia Tonitto è grave ma dopo mesi si riprende. Le condizioni di Bonanni paiono da subito disperate: i traumi sono gravissimi e dopo quasi dodici anni in coma vegetativo muore nel 2015. Nel frattempo Zandonà viene processato e condannato a 22 anni, ridotti a 20 in secondo grado per rapina e duplice tentato omicidio. La successiva morte di Bonanni non influisce sulle sue sorti giudiziarie, perché al momento del decesso il sacilese stava già scontando la pena e il Codice penale prevede che non si possa essere processati due volte per lo stesso reato. L'omicidio dunque non gli viene contestato. Esce dal carcere a fine 2015 per finire di scontare la condanna ai domiciliari beneficiando di diversi sconti di pena. Tornato libero, si è spostato nel Padovano proseguendo la parabola discendente che lo ha portato ieri all'ennesimo arresto.

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