Fatture false, la Finanza scopre la frode da 16 milioni. Coinvolto anche un padovano

Due aziende trevigiane violavano la concorrenza e avrebbero trasferito denaro su conti esteri prima del fallimento. L'indagine ha portato a due arresti, altri quattro sono indagati

(foto: archivio)

Una lunga indagine delle Fiamme gialle trevigiane, partita dal fallimento nel 2015 di due aziende che producevano materiale plastico, ha portato allo scoperto una frode milionaria. Due persone sono state arrestate e quattro sono indagate, tra cui anche un padovano.

Arrestati e indagati

A finire in manette un 50enne di Napoli e un 34enne di Bari arrestati e ora rinchiusi nel carcere di Santa Bona. Sono invece indagati un trevigiano di 55 anni (nei cui confronti è stato emesso un divieto di espatrio), un vicentino 40enne e un padovano 45enne tutti colpiti da un'interdittiva a svolgere attività commerciale e un 30enne bellunese sottoposto a obbligo di dimora. Sono tutti accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false e altri reati finanziari.

L'indagine

Questi i provvedimenti decisi dal Gip del tribunale di Treviso, Piera De Stefani, su richiesta del pubblico ministero Massimo De Bortoli che ha condotto la lunga indagine che ha coinvolto sei persone. Gli indagati hanno gravitato a vario titolo nel fallimento, risalente al 2015, di due aziende: Safla e Promo Business, con sede a Conegliano (prima del default la sede legale era stata trasferita a Roma) e a Codognè. L'inchiesta, condotta dagli investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza, ha riguardato gli anni 2014 e 2015 e ha permesso di scoprire, oltre alla bancarotta fraudolenta delle due attività letteralmente "spolpate" prima del fallimento, anche un vorticoso giro di fatture false.

La maxi frode

I finanzieri hanno portato alla luce un complesso sistema composto da oltre venti società nazionali ed estere che, operando come veri e propri “schermi societari” e avvalendosi di prestanome, hanno emesso fatture su operazioni inesistenti per un valore di oltre 16,5 milioni di euro senza versare circa 5 milioni di Iva. «Il sistema - sottolinea la Finanza - ha permesso agli indagati di commercializzare beni sottocosto acquisendo quote di mercato con vantaggi concreti sulla concorrenza». Sono state poi individuate operazioni distrattive per oltre 2,5 milioni di euro in pregiudizio ai creditori, tra i quali il Fisco, con un'esposizione di 37 milioni.

Il fallimento

Il fallimento delle due aziende risale al 16 aprile 2015: prima di portare i libri contabili in tribunale le proprietà avevano tentato un rilancio cambiando tipo di attività, dedicandosi al commercio all'ingrosso di componenti per macchine da caffè e al riciclaggio di rifiuti solidi. Le Fiamme gialle hanno scoperto le fatture false ma anche numerosi bonifici, senza giustificazione, verso conti correnti esteri: i due arrestati risultavano infatti essere iscritti all'Aire (il registro degli italiani all'estero), entrambi con residenza a Londra.

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