Maxi frode fiscale, riciclaggio e fatture false: tre arresti e sequestri per otto milioni

L'amministratore emetteva fatture false, i due soci prestanome trasferivano il denaro sporco su conti esteri per poi reintascarlo. Su questi assunti si basa l'indagine "Se telefonando" che ha portato in carcere Nicola Giampapa e ai domiciliari Denis Soranzo e Sabrina Gambarotto

(foto: archivio)

Lungo e complesso l'iter investigativo seguito dalla guardia di finanza di Este coordinata dalla procura di Padova.

Le prime incongruenze

L'indagine è partita da una verifica dei baschi verdi nei confronti della Status srl, azienda con sede ad Albignasego specializzata nella vendita di elettrodomestici e prodotti di telefonia. La ditta è amministrata dal 55enne Giampapa, residente a Galzignano, e formalmente di proprietà di due soci, il 40enne Soranzo, anch'egli di Galzignano, e la 51enne Gambarotto di Este. A suscitare i primi sospetti, alcuni movimenti finanziari per milioni di euro risalenti al 2014 e 2015. Movimenti operati da Gambarotto e Soranzo, risultati però privi delle competenze per gestirli.

Cifre a sei zeri

Ecco emergere il giro illecito di denaro. Lo scopo? Evadere l'Iva producendo guadagni "in nero". Si stima che il trio in due anni abbia sottratto all'erario 5,1 milioni di euro, a cui si aggiungono le fatture false emesse da Giampapa attraverso la Status srl, pari a 23,5 milioni. Di questi, almeno 2,8 milioni sarebbero stati riciclati illegalmente, il che ha portato la procura a formalizzare le accuse (a vario titolo) di riciclaggio e autoriciclaggio nei confronti dei tre indagati.

Le accuse

Giampapa, ora in carcere, avrebbe emesso le fatture false con la vendita dei prodotti della Status srl (23,5 milioni), evadendo contemporaneamente l'Iva (5,1 milioni), mentre i due titolari avrebbero trasferito su conti esteri di Dubai ingenti somme, reimpiegandole nell'azienda sotto forma di "compensi" per Giampapa. Quest'ultimo deve rispondere di evasione e autoriciclaggio, Soranzo e Gambarotto solo di quest'ultima accusa.

I sequestri

I provvedimenti sono stati eseguiti alle prime ore di mercoledì con una serie di perquisizioni curate da trenta finanzieri. Sono stati sequestrati a titolo preventivo conti correnti, contanti, automobili di lusso e un immobile appartenenti agli indagati, ritenuti provento dell'evasione dell'Iva (5,1 milioni) e delle somme riciclate (2,8 milioni) per un totale di 7,9 milioni di euro.

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