Segregata in casa dall'aguzzino conosciuto in chat: picchiata e derubata per giorni

Una ventenne della Repubblica Ceca è stata vittima di un sequestro di persona ordito da un africano. Sabato il blitz dei carabinieri e la liberazione grazie a un contatto in Francia

L'abitazione dove la ragazza sarebbe stata sequestrata e, a destra, la vittima soccorsa

Sono ancora da chiarire del tutto i complessi contorni della vicenda che ha visto finire in carcere Peter Chiebuka, accusato di aver sequestrato una 22enne ceca conosciuta in chat. Quel che è emerso consente però di tratteggiare una storia dell'orrore, che potrebbe coinvolgere anche terze persone. Il 26enne nigeriano, residente a Tombolo in un appartamento di proprietà di una cooperativa sociale, avrebbe imprigionato per quasi due settimane la ragazza, impedendole di uscire e comunicare con l'esterno, picchiandola quotidianamente e rubandole l'equivalente di duemila euro. A testimoniare le violenze fisiche e psicologiche è stata la stessa vittima, liberata sabato scorso grazie a un blitz dei carabinieri.

La conoscenza in chat

Tutto sarebbe cominciato dalla conoscenza via internet tra la 22enne e il nigeriano. Lui si trova in Italia come richiedente asilo, lei vive in Repubblica Ceca in un contesto sociale piuttosto precario. Si sono scambiati centinaia di messaggi finché Chiebuka l'ha invitata a raggiungerlo nel Padovano. Lei ha accettato, ha acquistato un biglietto dell'autobus e attorno alla metà di ottobre è arrivata a Tribano. Doveva essere un abbozzo di convivenza, che si è invece tramutato in prigionia.

Segregata

Varcata la soglia dell'appartamento, dove il nigeriano vive con due coinquilini africani, la 22enne si è trovata in un incubo. Chiebuka l'avrebbe di fatto rinchiusa in casa, sequestrandole il telefonino, minacciandola e picchiandola ripetutamente. In un occasione le avrebbe anche rubato 50mila corone ceche, circa duemila euro, che la donna aveva portato con sé per cominciare una nuova vita. Sola, isolata dal mondo e in un Paese straniero, la vittima per giorni sarebbe rimasta in balia del suo aguzzino.

La richiesta d'aiuto e il blitz

La chance per salvarsi è arrivata sabato, quando la donna ha approfittato di un attimo di distrazione del carceriere. Ha recuperato il telefonino e inviato alcuni disperati messaggi a un amico francese. Ha spiegato la situazione, fornito un indirizzo. La forza della disperazione, che fortunatamente è stata colta dal conoscente che ha allertato la polizia d'Oltralpe permettendo di mettere in allarme i militari aponensi. Sotto la guida del Nucleo radiomobile del comandate Luigi Troiano sono stati mobilitati anche i colleghi di Tribano. Provvidenziale l'intuizione del luogotenente Venero Giuffrida, che ha tempestivamente intuito quale fosse l'appartamento in questione. I militari hanno fatto irruzione, trovando all'interno la 22enne e il presunto sequestratore.

L'arresto

Peter Chiebuka è stato sottoposto a fermo con l'accusa di sequestro di persona e, in accordo con quanto disposto dal sostituto procuratore Marco Brusegan, è stato trasferito in carcere. La vittima è stata accompagnata in caserma dove ha reso testimonianza dell'accaduto, per poi essere affidata alle cure dell'ospedale di Schiavonia che dovrà chiarire l'esatta natura ed entità delle violenze subite. Al vaglio degli inquirenti la posizione dei due coinquilini di Chiebuka, che non risultano indagati. Non avrebbero preso parte al sequestro e alle vessazioni, tuttavia erano a conoscenza della presenza della ceca in casa.

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