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Barista e pusher, spaccia dietro al bancone all'insaputa dei datori di lavoro

Secondo arresto in una settimana per i carabinieri di Casalserugo che assicurano alla giustizia una giovane donna diventata spacciatrice di fiducia per i tossicodipendenti del luogo

Utilizzava il suo posto di lavoro come centro di spaccio, unendo l'attività di barista a quella di pusher. Il tutto alle spalle degli ignari titolari. Il denso viavai di clienti ha però insospettito le forze dell'ordine portando all'arresto.

La vicenda

Non più solo stranieri e irregolari, il commercio di stupefacenti nel Padovano passa anche per le mani di persone del posto. Insospettabili giovani con un lavoro stabile e conosciuti nei paesi di residenza, che all'impiego ufficiale uniscono attività illegali per arrotondare. É il caso di una 31enne, di professione barista, diventata punto di riferimento per lo spaccio a Casalserugo.

Il precedente

La settimana scorsa un 35enne di Montegrotto è finito in arresto dopo una lunga serie di pedinamenti, che hanno individuato nella sua casa tutto l'occorrente per preparare la droga prima di venderla a moltissimi giovani della zona, alcuni dei quali risiedono proprio a Casalserugo. La stessa sorte è toccata giovedì pomeriggio alla donna, protagonista di un blitz sul posto di lavoro.

Il controllo a sorpresa

I carabinieri hanno fatto irruzione nel bar del centro dove la 31enne lavora da tempo, certi di trovarla dietro il bancone. L'hanno individuata seguendo alcune persone del posto, noti assuntori di droghe, e nel locale hanno avuto la conferma dei loro sospetti, trovando una confezione con un grammo di cocaina, perfettamente imbustata e pronta per essere ritirata da un cliente. La perquisizione a casa della donna ha portato al sequestro di altre sei dosi, anch'esse in attesa di vendita.

L'incredulità dei titolari

Mentre la barista veniva arrestata e portata prima in caserma e poi nel suo appartamento, i datori di lavoro venivano messi davanti all'amara verità. Increduli, hanno spiegato ai carabinieri di non aver mai sospettato nulla e anzi di fidarsi della dipendente. La donna, che dovrà rispondere di detenzione ai fini di spaccio, è ai domiciliari in attesa di comparire davanti al giudice.

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