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Artigianfidi Padova: "Tornano le lettere Rai che chiedono canone speciale alle imprese"

Come spiegano: "A differenza del canone tv che dal 2016 è stato trasferito sulla bolletta elettrica, il canone tv speciale è rimasto scorporato dalle altre utenze domestiche ed è compito della Rai inviare i bollettini ai soggetti interessati dalla tassa". Inevitabili i disagi

L'idea di trasferire il canone Rai sulla bolletta elettrica ha dato i suoi frutti: dai 16,5 milioni di abbonati del 2015 si è passati a circa 22 milioni di soggetti addebitati nel 2016. Sotto un profilo di giustizia sociale, dunque, l'obiettivo è stato raggiunto considerato che il numero di utenze che non pagano il canone si è ridotto di ben 5,5 milioni. In qualche modo, per una volta, il motto "pagare tutti per pagare meno" ha avuto una sua pratica applicazione (al posto dei circa 113 euro del 2015 si è passati ai 100 del 2016 e ai 90 del 2017) col risultato che gli introiti sono sì aumentati, ma in misura poco significativa. 
Potrebbe essere questa la motivazione per cui, da qualche giorno a questa parte, hanno cominciato ad arrivare ai titolari di partita Iva lettere che richiedono il pagamento del canone tv speciale.

LA STRATEGIA. "Un po' come i fiumi carsici - analizza Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova e presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese - che si nascondono nel sottosuolo per poi ricomparire, ecco che la Rai sta inoltrando diverse lettere a quanti, sembra, hanno aperto una partita Iva tra il 2012 e il 2016". La richiesta non è proprio "a buon mercato": 242,47 euro per il semestre giugno-dicembre 2017. Ma chi deve pagare questo canone tv speciale? "Teoricamente - continua Di Stasio - deve essere pagato solo da chi detiene un apparecchio atto alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive in "esercizi pubblici, locali aperti al pubblico o comunque fuori dall’ambito familiare". Lo dicono un regio decreto del 1938 ed un decreto luogotenenziale del 1944: non proprio provvedimenti di ieri o ieri l'altro ma comunque in vigore ed al quale si fa riferimento quando si ricorda che il canone va pagato in quanto tassa e non corrispettivo di un servizio come potrebbe essere la pay tv".

RICHIESTA "ARBITRARIA". Ma a differenza del canone tv che dal 2016 è stato trasferito sulla bolletta elettrica, il canone tv speciale è rimasto scorporato dalle altre utenze domestiche ed è compito della Rai inviare i bollettini ai soggetti interessati dalla tassa.  "Un momento - precisa il direttore di Artigianfidi - qui stanno arrivando lettere anche a chi non ha un esercizio pubblico, e dunque non è soggetto al canone tv speciale". A dire il vero, nella missiva la Rai reclama che "le vigenti disposizioni normative impongono l’obbligo del pagamento del canone speciale a chiunque detenga, fuori dall’ambito famigliare, uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni televisive ... e nel caso in cui non aveste ancora provveduto al pagamento del canone, vi invitiamo ad effettuare il relativo versamento per evitare così di incorrere nelle sanzioni previste dalla legge". "A parte il fatto che la lettera non è raccomandata e dunque sarà difficile comminare le sanzioni - mette in chiaro Di Stasio - resta il fatto che sembra del tutto arbitraria la richiesta quando non si è in presenza di un apparecchio in luogo pubblico". Come si diceva, l'idea non è nuova (da qui il concetto di fiume carsico) e sembra più un tentativo di raschiare il fondo del barile (per aumentare il bilancio sempre molto esigente di mamma Rai) nella certezza che, ad un invio massivo, c'è sempre una percentuale di risposte positive. Anche se rispondere significa un po' impiccarsi da soli.


"In aiuto a questa tesi - conclude Di Stasio - sembra venire la presenza, nella medesima lettera, di un questionario che chiede se si sia "iniziato un nuovo abbonamento speciale" se si è "già titolare di abbonamento speciale", se è corretta l'"intestazione dell'abbonamento con codice fiscale o partita Iva", se sia da operare un "eventuale aggiornamento dell’indirizzo dell’abbonamento" e il tutto si chiude con l'eventuale "dichiarazione di non possesso Tv" che è domanda sibillina che, in caso di controllo, potrebbe ritorcersi contro il teleutente. "Noi contestiamo questa interpretazione estensiva della norma - conclude il presidente dell'Upi - e la conferma che si fondi su assunti giuridici poco granitici arriva dalla reiterazione della richiesta alla quale non fanno seguito azioni di alcun tipo". Per cui: se il televisore è in un locale pubblico è bene aderire alla richiesta, in caso contrario è meglio dare alla lettera (se non è raccomandata) il valore che ha in termini legali, cioè zero. 

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