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I sindacalisti Renzo Pellizzon, Nicola Storti e Andrea Gambillara

I sindacalisti Renzo Pellizzon, Nicola Storti e Andrea Gambillara

No all’aspettativa a 2 malati gravi: “Gli conviene il licenziamento”

Stando alla denuncia di Cgil e Uil l'azienda avicola "Berica" starebbe attendendo i canonici 6 mesi massimi di malattia per licenziare due dipendenti gravemente malati. E alla provocazione dei sindacati di pagargli l'aspettativa, l'azienda avrebbero risposto: "Conviene anche a loro"

Non vogliono concedere l’aspettativa al malato grave, meglio il licenziamento e “conviene anche ai dipendenti”.

LA DENUNCIA. E’ questa in pillole la denuncia dei sindacati Cgil e Uil secondo i quali l’azienda avicola "Berica" di Monselice starebbe aspettando il termine dei canonici (da contratto) 6 mesi di malattia di due lavoratori 40enni per arrivare poi al possibile licenziamento.

SERVE ALTRO TEMPO. I due dipendenti, uno di 45 e l’altro di 42 anni, sono però malati gravi e necessitano di altro tempo per potersi curare mentre alla scadenza dei sei mesi ormai mancano ben pochi giorni.

"MAI SUCCESSO". Nicola Storti, segretario regionale del Veneto della Uil agroalimentari, sottolinea: “In vita mia non ho mai affrontato un caso così. In qualsiasi azienda l’aspettativa non retribuita si concede, è una questione umana prima di tutto: è inspiegabile”.

"CONVIENE AL LAVORATORE". Una situazione molto delicata e al limite del mobbing per l'impresa tra l'altro già recidiva: “Abbiamo dato la disponibilità di coprire i costi esigui di tale aspettativa ma l’azienda ci ha risposto che il contratto non lo prevede e che in caso il licenziamento converrebbe anche al lavoratore perché con l’assegno di disoccupazione pagherebbe meno”.


"QUESTIONE DI UMANITA': RIPENSATECI". Un fatto che per i sindacati appare sconcertante ma, prima di procedere per vie legali, Renzo Pellizzon, segretario generale Flai regionale Cgil, auspica un ripensamento da parte dell’azienda Berica: “Ci sono ancora dei giorni di margine per un ripensamento. Noi ce l’auguriamo è una questione di rispetto della persona prima di tutto: bisogna dare al lavoratore la possibilità di curarsi”.

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