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Altri feretri dalla Lombardia. Giordani e Benciolini: «Un dovere aiutare»

«Mai avrei pensato di vivere una esperienza simile, nella mia città - dichiara l’assessora - quando ho cominciato l’avventura con il sindaco Giordani. Abbiamo il dovere di aiutare tutti quelli che ce lo chiedono in tutti i modi in cui ce lo chiedono»

Sono entrambi visibilmente commossi e può sembrare quasi scontato, banale, ma gli sguardi dei due tradiscono emozioni vere, non di circostanza perchè il ruolo lo impone. Il Sindaco, Sergio Giordani, e l’assessora Francesca Benciolini, con grande compostezza anche oggi, hanno portato il saluto della città alle vittime del Coronavirus che dalla Lombardia vengono condotte al Cimitero Maggiore di Padova per essere cremate.

Feretri

Mercoledì primo aprile ne sono arrivati venti dalla martoriata città di Bergamo. Il virus, Covid19, si dice abbia colpito ogni famiglia del capoluogo lombardo. Una situazione scolpitasi nelle immagini, durissime, dei veicoli dell’Esercito che portano fuori dalla città le bare, come se in quel luogo fosse loro precluso restare. Uno choc per tutto il Paese. Quei mezzi, quelle salme, stanno giungendo ogni giorno nella città del Santo, la nostra città, per poter essere cremati poichè le strutture bergamasche che svolgono questo servizio non riescono a tenere il drammatico ritmo che la malattia impone in termini di decessi. Così oggi ne sono arrivate altri trenta dalla cittadina di Seriate.

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Uomini della Polizia Locale, dei Carabinieri e appunto dell’Esercito hanno atteso, insieme alle autorità cittadine, l’arrivo del corteo di mezzi con lo speciale carico. Un peso, quello trasportato da questi mezzi, che, evidentemente, va al di là dell’aspetto fisico, come si poteva leggere negli occhi degli uomini che quel carico fino a qui hanno portato. Ragazzi giovani, preparati al peggio, ma che quando arrivano alla destinazione dove sono attesi, a ridosso della sala del commiato, hanno lo sguardo consapevole di chi comprende esattamente il valore del compito che gli è stato assegnato. E’ tutto assolutamente reale, vero. C’è la percezione, nel silenzio che si ripete e nei pochi gesti che questa liturgia impone, che di fronte ai presenti si palesi concretamente il risultato di una violenza che, soprattutto in certe comunità, non ha risparmiato nessuno, nemmeno alla fine. Mietendo vittime, aprendo ferite, creando vuoti incolmabili. La sensazione è che, ciò a cui si sta assistendo, sia l’ennesimo schiaffo a chi crede che mai toccherà a lui, che il virus non è affar suo. Ancor più c’è la convinzione che, nonostante lo si stia vivendo direttamente e che, a maggior ragione nel caso specifico, i presenti sono dentro le questioni che riguardano le emergenze e non certo come comparse, che, neppure oggi, di fronte a questo gelido corteo di veicoli, si sia davvero in grado di comprendere cosa ci è caduto addosso.

Benciolini e Giordani

«Mai avrei pensato di vivere un'esperienza simile, nella mia città quando ho cominciato l’avventura con il sindaco Giordani - dice l’assessora Benciolini -. Abbiamo il dovere di aiutare tutti quelli che ce lo chiedono e mai faremo mancare il nostro contributo. Dobbiamo, nonostante tutto, andare avanti con la convinzione che supereremo anche questo». Lo dice trattenendo il respiro, come quando si trattiene un'emozione per evitare che possa prendere il sopravvento, come quando questa si palesa in situazioni inopportune. «Sapevo il genere di responsabilità che prevede il ruolo che ricopro e la delega ai servizi cimiteriali è qualcosa a cui tengo molto. La morte fa parte della vita e dobbiamo saperla affrontare, farci i conti. Poi è chiaro, venire qui e sapere che ci dovremo tornare ancora e ancora, non può non toccarci intimamente. Questo a prescindere dal nostro ruolo». Nessuna dichiarazione ufficiale dal Sindaco che però ha avuto una parola per tutti i presenti.  Ma in fondo oggi, al Cimitero Maggiore, col sole che finalmente ha cominciato a scaldare come deve essere quando è primavera, di troppe parole davvero non c’è stato bisogno.

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