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Assolto il maresciallo Marco Pegoraro. La madre di Mauro Guerra: «Un processo farsa, era tutto già scritto»

In soli quaranta minuti di camera di consiglio il giudice Raffaele Belvederi ha deciso per l'assoluzione. «E' come se gli avessero sparato un secondo proiettile», ha affermato la madre

«E' come se gli avessero sparato di nuovo. Questo è il secondo proiettile inflitto a mio figlio Mauro. E' dal primo giorno di udienza me ne sono resa conto, era tutto già scritto, è stato tutto una farsa». Queste le prime parole di mamma Giusi dopo la lettura del dispositivo da parte del giudice. Neppure letta la sentenza che l'imputato, Marco Pegoraro, maresciallo dei carabinieri, si era già dileguato. Assolto, il fatto non sussiste. 

Il dispositivo di assoluzione

Sono da poco passate le 19 e 20 di sabato 15 dicembre quando il giudice monocratico, Raffaele Belvederi, emette e legge la sentenza nell’aula di giustizia di Rovigo. Qui si è consumato il processo per la vicenda della morte del trentaduenne Mauro Guerra, ucciso da un colpo di pistola esploso dal maresciallo Pegoraro mentre fuggiva per non essere sottoposto a un Tso mai autorizzato.

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La beffa

La sentenza è di assoluzione, il fatto non sussiste. Saranno invece indicati alla Procura i nominativi di tre testimoni della parte civile che avrebbero dato informazioni non corrette nelle indagini preliminari secondo il giudice. Discorso che non vale per il carabiniere Vettorato che aveva detto la frase: «Adesso facciamo a modo nostro» e che ha invece negato di aver parlato con Federico Dal Bello, l'amico di Mauro. Ma anche lo stesso Pegoraro non sarà chiamato a rispondere del perché avesse mentito sul fatto che il Tso fosse stato richiesto dagli stessi famigliari. 

Fratucello

L'avvocato dell'imputato non ha voluto rispondere a nessuna domanda al termine dell'udienza: «Tanto voi giornalisti scrivete sempre solo quello che volete», ha risposto all'invito di lasciare un commento sulla sentenza. 

Berardi

Ha parlato invece l'avvocato di parte civile, Berardi, che ha commentato: «Aspetto impazientemente le motivazioni della sentenza. Temo che la decisione assolutoria non sarà in grado di dare ragione giuridica di questa morte senza senso».  

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Reazioni

Immediatamente subito dopo la sentenza sono arrivati tantissimi messaggi di sostegno alla famiglia da tutta Italia. Ha usato parole molto dure Lucia Uva, sorella di Giuseppe, che rivolgendosi alla madre di Mauro l'ha invitata a «non mollare, non bisogna darsi per vinti. E' quello che vuole chi ci vuole impedire di arrivare a ottenere davvero giustizia. Sono tante le famiglie che hanno subito queste situazioni, bisogna mettersi tutti insieme e far sentire forte la nostra voce». Toccanti anche le parole di Andrea Magherini. Dopo aver epresso la vicinanza alla famiglia ha raccontato l'esperienza dolorosa che sta vivendo la sua famiglia dopo la morte di Riccardo. Il 15 novembre scorso i tre carabinieri accusati per la morte del fratello sono stati prosciolti. Altro toccante messaggio, tra i tanti arrivati alla famiglia Guerra, quello di Rosalinda, sorella di Samuele Bua, morto 4 novembre 2018 a 29 anni, mentre era in cella d'isolamento nel carcere dei Pagliarelli di Palermo. «Dissero che si impiccò con le stringhe delle scarpe. Mio fratello era un ragazzo di 95kg per 1,90 di altezza. Anche solo questi due elementi dovrebbero suggerire quanto improbabile ed inverosimile sia la versione che hanno dato a noi». 

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