Ater, la protesta non si placa: gli affitti non vengono abbassati, inquilini in assemblea

Il Coordinamento degli inquilini delle case popolari indice nuovi incontri per ribadire la necessità delle modifiche alla legge regionale 39/2017 sull'edilizia residenziale pubblica

Gli attivisti del Coordinamento provinciale degli inquilini durante una delle proteste della scorsa estate davanti alla sede Ater

La Regione ha concesso una revisione dei canoni dopo l'impennata e gli aumenti della scorsa estate. Le riduzioni non sarebbero però state applicate in modo chiaro e i bollettini per il pagamento dell'affitto continuano ad arrivare con gli importi maggiorati. Una situazione denunciata dal Coordinamento provinciale degli inquilini supportato da Rifondazione comunista e Adl che preparano nuove mobilitazioni.

La protesta

Lo scorso luglio è entrata in vigore la legge regionale sull'edilizia residenziale pubblica 39/2017. Tra le varie conseguenze c'è stato un aumento dei canoni di locazione che ha colpito centinaia di nuclei familiari assegnatari in tutto il Padovano. Aumenti che Regione e Ater hanno giustificato come una manovra per stanare i "furbetti" che per anni avrebbero beneficiato delle case popolari avendo invece redditi che non gliene avrebbero dato diritto. Gli aumenti, in alcuni casi anche di centinaia di euro, hanno generato una lunga rivolta da parte degli inquilini che si sono riuniti in una serie di coordinamenti in tutte le province venete e che per l'intera estate hanno manifestato settimanalmente chiedendo a gran voce l'abolizione della legge.

La marcia indietro della Regione

Le proteste hanno spinto la Regione a una revisione dei criteri di calcolo dei canoni. «Una prima vittoria è stata il ricalcolo del tetto massimo dell'Isee Erp: per gli inquilini già residenti è stato alzato da 20mila a 35mila euro, per chi entrerà in futuro nelle case popolari da 20mila a 26mila euro» spiega il Coordinamento «Questa modifica ha sbugiardato la propaganda tossica di Zaia sui "furbetti". Anche questo è un risultato importante che chiarisce i veri intenti della Giunta veneta e della Lega, fare cassa sulle spalle dei ceti popolari».

Promesse non mantenute

L'elemento positivo non è però sufficiente per gli inquilini. A seguito di un incontro con i loro rappresentanti la Regione (attraverso l'assessore Manuela Lanzarin) ha promesso una riduzione dei canoni d'affitto, che non sarebbe però affatto chiara.  «La riduzione resta insufficiente e penalizza in modo grave le fasce più deboli» precisano «Inoltre avevano promesso che il ricalcolo al ribasso sarebbe stato retroattivo, cioè anche i mesi d'affitto maggiorato già pagati sarebbero stati ricalcolati. Invece i criteri di attuazione di questa manovra non sono stati del tutto chiariti né rispettati, tanto che per i mesi di gennaio e febbraio i bollettini di pagamento sono arrivati con gli importi non modificati» denunciano gli attivisti.

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Nuove assemblee

Il Coordinamento promette dunque di portare avanti la propria battaglia, indicendo una serie di assemblee provinciali che si svolgeranno nelle prossime settimane e un'assemblea regionale entro febbraio. Il primo appuntamento a Padova è fissato per il 1 febbraio alle 15.30 in via Bajardi 1 a Mortise dove si parlerà dei nuovi canoni, della decorrenza e della mobilità. «La lotta per il diritto alla casa non si ferma! Non si ferma la nostra richiesta di abrogazione o quantomeno di una riscrittura di una legge ingiusta che mina le basi stesse dei principi e dei bisogni a cui gli alloggi di edilizia residenziale pubblica devono rispondere. Servono investimenti pubblici e politiche per dare risposta alle migliaia di richieste di alloggio popolare che rimangono insoddisfatte in tutte le province del Veneto» concludono gli inquilini.

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