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Banca clandestina nel bazar di via Trieste: 12 condanne per oltre 50 anni di carcere

Il negozio serviva come punto di raccolta per smistare enormi somme di denaro proventi dello spaccio, ogni mese venivano trasferiti fino a 40mila euro col metodo Hawala

In totale sono stati condannati a 50 anni di carcere. Sono dodici fruitori di una banca clandestina in via Trieste che funzionava all’interno di un bazar. Come riportano i quotidiani locali è stata punita l’intermediazione illegale con il metodo Hawala, che permette di mandare denaro in patria grazie a un mediatore, senza lasciare traccia.

I PROVENTI DELLO SPACCIO.

Si tratta di un sistema di scambio di denaro in cui ingenti somme venivano spostate dall’Italia all’Africa senza controllo. I soldi erano per lo più frutto di spaccio e di attività illecita e potevano essere utilizzati anche per finanziare i terroristi. L’indagine era partita grazie agli uomini della squadra mobile condotti al tempo da Marco Calì: nel bazar era in vendita di tutto, ma funzionava anche come “money transfer”. Il gestore, A.R., condannato a 5 anni e 8 mesi, un marocchino di 37 anni, ripuliva il denaro e fungeva da mediatore finanziario. A lui venivano affidati i risparmi dei pusher, tutti volti noti in città. Un sistema che permetteva di spostare denaro attraverso fiduciari in Marocco o in Tunisia, trattenendosi una percentuale tra il 20% e il 5%. Nel 2016 erano finiti in manette in 12 con l’accusa di esercizio abusivo di attività bancaria, riciclaggio di denaro, spaccio e detenzione di stupefacenti e associazione a delinquere. Le condanne vanno tutte dai 6 anni a un anno e sei mesi. Altri sei pusher hanno scelto di andare a processo senza patteggiare.

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