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Il questore di Padova, Paolo Fassari

Il questore di Padova, Paolo Fassari

Bandiera Serenissima fuori dall'Euganeo, Fassari: «É il regolamento, nessun motivo politico»

Il questore si espone dopo il divieto di introdurre il vessillo con il leone di San Marco durante il match del Calcio Padova con il Sud Tirolo, diventato un caso politico

Una semplice e rigorosa applicazione delle regole. Nessun legame con la politica, la cultura e la tradizione rappresentate dal drappo. A sottolinearlo è il questore Paolo Fassari, intervenuto sulla bagarre nata dopo la scelta di vietare l'accesso alle tribune dell'Euganeo a una bandiera della Serenissima il 10 novembre, in occasione della 14esima giornata del campionato di Serie C tra Calcio Padova e Sud Tirolo.

La normativa

Per introdurre negli stadi bandiere, striscioni ed elementi per le coreografie serve un'esplicita autorizzazione del Gos (Gruppo operativo sicurezza), in particolare per quelli che non hanno i colori delle squadre in campo o dello Stato italiano e che sono muniti di aste e parti potenzialmente pericolose. A certificarlo è la determinazione dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive nr.14/2007: la bandiera in questione, munita di asta, non aveva tale autorizzazione e per questo sarebbe rimasta fuori. «Sottolineo che il vessillo non è stato sequestrato» spiega il questore «Nessuno aveva fatto richiesta per introdurlo e di conseguenza non è mai arrivata l'autorizzazione. I simboli della Serenissima nulla c'entrano con la decisione, che avrebbe riguardato qualsiasi immagine».

Fassari: «Disponibile a incontrare i tifosi»

La bandiera apparteneva a un ventenne e gli ultras biancoscudati avevano protestato ritirando tutti gli striscioni ed esponendo un'altro stendardo del Veneto che aveva invece passato i controlli. Poi è stata la volta di reazioni e polemiche politiche, da ultima quella di Fabrizio Boron, consigliere regionale del gruppo Zaia Presidente che ha annunciato di aver regalato a Fassari una bandiera della Serenissima invitandolo a informarsi sulla storia e la cultura venete. Una provocazione che il questore trova immotivata poiché, a suo dire, nessun ruolo hanno avuto la politica e la tradizione nella scelta di bloccare l'accesso. Che sopra ci fosse il leone alato insomma, sarebbe solo una coincidenza. «Ci sono procedure nazionali da rispettare. Il Veneto e la causa autonomista non c'entrano nulla. É un peccato assistere a simili pregiudizi infondati» aggiunge Fassari che si dice anche disposto a incontrare i tifosi.

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Ripartire da zero

A peggiorare la situazione è stato il dramma meteorologico che subito dopo il match ha colpito Venezia e che in tutto il Veneto, durante le partite dei giorni successivi, ha visto in tribuna i simboli della Serenissima in segno di solidarietà. Bandiere che sono riuscite ad accedere agli stadi, come pure fino al recente passato innumerevoli sono state le comparse del leone di San Marco sugli spalti dell'Euganeo. Perché dunque quel 10 novembre, quella specifica bandiera è stata bloccata? «Vero, è sempre successo» ammette Fassari «Anche in casi in cui (come questo) il regolamento non è stato rispettato. Sono stati fatti degli errori, abbiamo deciso di rimediare e adottare comportamenti rispettosi delle norme». Tabula rasa e ripartenza all'insegna dell'integrità dunque, proprio da quella partita.

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